PDL IN CRISI


Quale futuro ?
Quale futuro ?

Fini non vuole andarsene, lo stanno spingendo fuori

di Simone Carbonaro

Ferri corti tra i cofondatori del Popolo della Libertà, dopo i festeggiamenti in casa Lega per la vittoria di Coda, in quell’occasione Calderoli presentò al cavaliere e a Bossi la bozza di riforma da presentare al Quirinale, tagliando fuori Fini dalla partita su una questione di fondamentale importanza per l’Italia e per l’attuale Governo. Dopo gli ultimi “scazzi” tra Lega, Fini e Berlusconi, non si può certo considerare che un’azione di questo tipo tenda a distendere i rapporti, oltretutto si deve considerare che Fini, costretto anche con un out-out a confluire nel partito unico, soffre la differenza di rapporti con la Lega cui è stato consentito mantenere la propria identità. Una scelta condivisibile vista l’importanza elettorale e l’identità territoriale, ma perché i padani si sentono padroni di fare ciò che vogliono e perché il “leader” glie lo consente? Sembra che decidano loro l’agenda di governo ma al numero due del maggior partito italiano e di governo quale ruolo spetta? C’è chi sostiene che Fini non sia più il numero due e che quindi non merita più nessuna considerazione e che il tentativo di raggruppare dei fedeli sia “incomprensibile” e debole, ma la terza carica dello stato è costretta a ritagliarsi uno spazio di forza all’interno di questa coalizione sempre più schiava della “pesante minoranza verde”, questa sudditanza del cavaliere dipende forse dalla sua “scuola politica” ossia quella del “pentapartito” del Craxi che, con un pugno di voti, governava l’Italia.
“Fini non segue più gli ideali, Fini è un uomo di sinistra, Fini non fa la campagna elettorale”, questi i cori che serpeggiano all’interno del partito, delle persone che non vogliono una testa pensante, ma un “fan” del “potente” Berlusconi, schierato all’interno del “fans club azzurro” e la politica vogliono che la decida lui o chi dice lui perché Lui è come Re Mida e tutto quello che tocca diventa oro, ma allora più che Popolo della libertà si dovrebbe parlare di “Popolo di Berlusconi” e chi non è in linea con Lui non può farne parte, Lui non sbaglia mai e se sbaglia è giusto sbagliare e diventa “incomprensibile” chi cerca di sollevare la questione.
Chi ha tastato un po’ il polso del territorio, chi ha fatto una campagna elettorale almeno una volta nella vita, proprio nel periodo in cui Fini strinse l’alleanza con Berlusconi, si ricorderà sicuramente delle persone “fedeli nella memoria ad Almirante” che dicevano “Fini è una brava persona ma non doveva allearsi con quello” e ora proprio quelle persone sono schierata in prima fila a dichiarare che Fini è un traditore perché non segue Berlusconi, beh! Il Cavaliere ha preso le proposte di Fini, tipo “quoziente familiare” e le ha messe da parte piazzando l’unico che poteva tenergli testa in un posto da cui non può più reagire, Fini non ha partecipato alla campagna elettorale perché ha una carica istituzionale, Fini segue un ideale volto al futuro e non fa lo schiavo di nessuno, restare legati a politiche retrograde non significa essere di destra, significa solo essere vecchi, gli ideali si devono riassumere tutti in uno, voler bene all’Italia e agli italiani e cercare di proiettare la nazione verso il futuro e non cercare di chiudere una riforma costituzionale che cambia la forma di governo dello stato con il solo bene placido dei “bambini che vogliono il giocattolo pronto e subito”.

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