In alto a destra


di Alessio Papi

In Alto a Destra
In Alto a Destra

Le prime compagini che diedero poi vita al Movimento Futurista erano accomunate da un tratto distintivo che le distingueva dai movimenti culturali fino ad allora esistiti.

Un totale disprezzo per i cosiddetti “intellettuali”.

Li consideravano “inutili parolai”, gente alla ricerca di un padrone sempre più ricco da corteggiare che gli garantisse agiate prebende.

Questo dibattito sulla “nuova destra” (o presunta tale) non mi appassiona.

Da un lato un roboante chiacchiericcio su improbabili tematiche identitarie, dall’altro il continuo tirare in ballo Giorgio Almirante, fondatore del Msi.

Giorgio Almirante per i suoi tempi fu un innovatore. Quando trasformò l’Msi in Msi – Destra Nazionale comprese che l’unico modo di creare un grande partito era quello di aprire a tutte le istanze della geografia politica che andavano dal centro all’estrema destra.

Se all’epoca una grande destra era possibile solo unendo repubblicani, liberali, cattolici, monarchici, ex fascisti e neo evoliani, oggi si intravede solo un interessato conservatorismo, figlio non di onanismi ideologici, bensì maldestro tentativo di conservare rendite di posizione.

L’impressione che se ne riceve (ignorata dai più) è quella che nel gergo imprenditoriale si chiama “il pacco al cinese”.

Si cerca di vendere all’ignaro miliardario proveniente dall’estremo oriente un’azienda decotta e piena di debiti facendola passare per un’impresa virtuosa. Ma è pur vero che siamo in Italia, dove anziché sanzionarli, si premiano gli amministratori delle aziende che falliscono.

Dove erano tutti questi “fini intellettuali” mentre un mondo (il nostro) si dissolveva a colpi di berluskonite?

Come mai si preoccupano tanto della destra proprio adesso?

Sarà mica per il timore che il ritorno di Forza Italia neghi loro il posto al sole?

Benché si provi a distogliere l’attenzione di militanti e simpatizzanti con amene masturbazioni mentali il problema è sostanziale, quello di una dirigenza desueta che ha fallito e che va in qualche maniera sostituita.

Non è una mera questione anagrafica, ci sono giovani che nascono vecchi e ci sono vecchi che muoiono giovani.

Abbiamo bisogno di un segnale ed è palese che coloro che questa situazione l’hanno creata con i loro personalismi e i loro artifici politici non possono districare la matassa.

L’inesistenza del cosiddetto “voto d’opinione”  è la dimostrazione lampante dell’inadeguatezza dell’attuale vertice.

Si possono anche incolpare direttori dei Tg, media e giornalisti per la scarsa attenzione, ma che senso ha fare pubblicità se non si ha un prodotto da vendere o comunque con un packaging accattivante?

I militanti e i simpatizzanti sono i veri “proprietari” di un movimento.

Non bisogna solo “guardare a destra”. Oggi che la politica è cambiata la vera leadership sta nell’avere il coraggio di guardare  “in alto a destra”.

 

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