Tutti i Battisti d’Italia


 

esteri-cesare-battisti

di Alessio Papi

L’arresto di Cesare Battisti ha fatto scalpore o ha messo qualcuno in apprensione?

C’è stata una spettacolarizzazione o lo Stato ha voluto mandare un segnale?

Ricordo le parole che mi disse un politico della prima repubblica da giovane:”questo paese non farà mai i conti con l’eversione e gli anni di piombo, troppi interessi, troppi scheletri negli armadi”.

Personaggi come Battisti  con la loro spavalderia ed arroganza , hanno goduto di protezioni ad alto livello da parte di  politici, intellettuali  ed “entrature” nel sistema.

Un esempio pratico  gli ex  “lotta continua”,  i cui membri (senza fare nomi) occupano oggi  le direzioni dei “giornaloni” anti-populisti.

Come in tutte le cose però c’è il rovescio della medaglia, per qualche biografia sfociata con l’abbraccio della legalità ce ne sono tante altre finite in maniera diversa, in contesti borderline dove il confine tra lecito e illecito è impercettibile.

Le indagini su “mafia capitale” hanno portato alla luce (qualora ce ne fosse stato bisogno) il cosiddetto “mondo di mezzo”, un limbo dove ex estremisti facevano da cuscinetto tra istituzioni e criminalità organizzata, aggiustando situazioni, facilitando imprenditori, trasformando la loro influenza in voti per il politico di turno, un quadro opaco dove tutto è confuso, fatto di ricatti e favori pagati a peso d’oro, dove il colore politico è solo un dettaglio e quello che conta sono soldi e potere.

La storia del nostro paese è piena di misteri legati a intrecci tra massoneria, criminalità organizzata ed eversione, misteri per la maggior parte irrisolti, spesso  per l’improvvisa dipartita del magistrato o del giornalista di turno.

C’è qualcosa di “guasto” nel sistema e lo si percepisce in ogni suo piccolo aspetto, nelle amministrazioni locali come in quelle centrali, nei vertici delle istituzioni, intrecci mai casuali, che sembrano figli della stessa regia.

Basta leggere la cronaca recente per rendersene conto, situazioni talmente evidenti da far gridare alla “scoperta dell’acqua calda”.

Esiste uno stato e il suo“antistato” interno allo stato stesso, pensare che il “mondo di mezzo” di Buzzi e Carminati sia un caso isolato è un espediente troppo comodo e ingenuo, è più probabile sia solo la punta dell’iceberg o quello che si è voluto far vedere.

Battisti è forse il simbolo e la bandiera di uno Stato (con la S maiuscola) che reagisce e avverte.

Per ogni Battisti scappato, protetto e coccolato, ci sono N signor Rossi che hanno reso possibile ciò, e che verosimilmente, oggi sono parte della nostra classe dirigente.

“Una democrazia fondata sul brigantaggio” la definì Montanelli, mai definizione fu più azzeccata, la “nostra democrazia”…  la democrazia dei tanti Battisti d’Italia.

Chi è senza peccato scagli la prima pietra.


 

salvini famiglia cristiana

di Alessio Papi.

La copertina di Famiglia Cristina è un clamoroso autogol, la dimostrazione di una Chiesa sempre più in imbarazzo e sempre meno cattolica.

Non è una novità, questo Papa piace a tutti tranne i cattolici, molti teologici di estrazione “tradizionalista” lo criticano, ed i recenti scandali che vanno da casi di pedofilia (l’ultimo quello di un prete pizzicato in auto appartato con una bimba di dieci anni) alle varie accuse al business dell’accoglienza,  non sono certo un bel biglietto da visita.

Quello che (questa) Chiesa ignora è un principio fondamentale della sociologia: l’intolleranza ed il razzismo prosperano nel disagio e nelle difficoltà economiche.

Salvini dal canto suo fa quello che deve fare un Ministro dell’Interno, perseguire i reati e ripristinare la legalità.

Il nostro paese è da oltre dieci anni fermo economicamente, le nostre strade sono piene di nostri connazionali in difficoltà che spesso sfociano in  conseguenze estreme.

Per loro non esiste uno stato assistenziale, non ci sono fondi  ne strutture disposte ad aiutarli, ma per strani giochi di bilancio e per luoghi comuni “sono fondi europei”, si trovano  “benefattori” disposti ad accogliere a caro prezzo flotte di irregolari.

Famiglia Cristiana col suo atteggiamento danneggia anzitutto se stessa venendo meno ai tanto decantati “principi cristiani”.

Additare qualcuno come “satana” non è certamente un atteggiamento in linea con la dottrina cattolica, un cristiano ha il dovere di perdonare e redimere chi eventualmente sbaglia, non demonizzarlo.

Il periodico paolino ignora (o fa finta di ignorare) che il consenso creatosi intorno a  Matteo Salvini è frutto di anni di angherie subite dagli italiani da parte anche  di quei personaggi come Renzi e Napolitano, che in passato hanno campeggiato sulle copertine del settimanale, corredate da leziosi ed elogianti articoli.

Le chiese si stanno svuotando, le donazioni si assottigliano sempre di più, i parroci di periferia sono in imbarazzo, stretti tra la realtà delle condizioni che vivono sulla propria pelle e i diktat che piovo dalle alte sfere della curia.

In una “battaglia” per il consenso vince chi riesce a non perdere contatto con la realtà, e questo vale tanto per la politica quanto per la chiesa.

La misura è colma, attaccare Salvini  e la “politica del buonsenso” è una “operazione di marketing” totalmente sbagliata che porta al risultato opposto, lo rafforza e porta ad identificare il “denigratore” come un soggetto al quale il leader della Lega ha “rotto le uova nel paniere”, in altre parole chi attacca Salvini diventa automaticamente “antipatico”, sempre ammesso che già non lo sia.

Un passo del  Vangelo di Giovanni recita : ”Chi è senza peccato scagli la prima pietra” (Gesù e l’adultera)…

Qualcuno tra i redattori di Famiglia Cristiana deve essersi perso la lezione al catechismo.

Ansia e Jihad


Di Alessio Papi.

Se l’11 Settembre seminò il terrore e la paura dilagò nel mondo, la crisi economica mondiale dovrebbe essere ricordata come l’era dell’ansia.

Non ce ne rendiamo conto ma oggi viviamo in un perenne stato d’ansia, ansia per l’andamento dell’economia, ansia per il lavoro, ansia di non riuscire ad arrivare alla fine del mese, ansia di non riuscire ad “onorare” per motivi economici uno status e uno stile di vita imposto dalla società consumistica e dai suoi modelli distorti ce ci porta nell’impossibilità di poter programmare un futuro con tempi dilatati, come se la vita fosse un prodotto da frigo a breve scadenza.

Il concetto di vita “moderno” (secondo molti creato a tavolino) non persegue la realizzazione personale (per altro sempre più difficile a causa della presunta congiuntura economica) ma impone l’effimero must della vita da “rockstar” un consumo istantaneo della vita, per citare Andy Warhol: “Ognuno ha diritto a 15 minuti di celebrità nella vita”.

In questo consesso sociale per altro non mitigato da i “veri valori tradizionali” (distrutti ad arte dai cosiddetti poteri forti), si inseriscono i ciarlatani con l’asciugamano in testa che predicano la jihad, i quali hanno un forte seguito tra gli “sfigati” della società (per dirla alla Gramellini).

Non deve stupire che gli attentatori siano proprio le seconde e terze generazioni di immigrati;

Cresciuti con i racconti tremendi dei loro padri sui loro paesi di origine, sono stati illusi che crescendo nell’occidente “opulento e ricco” gli spettasse “di diritto” una vita fatta di agi e lussi, belle donne e champagne dovendosi poi scontrare con la dura realtà di un quotidiano diverso da quello sognato.

I classici “sfigati” al pari di coloro che sperano di diventare ricchi giocando alle slot machine.

Il reclutatore (imam o venditore di pentole) non fa altro che promettergli gloria, ricchezza e successo (cosa che affascina anche i foreight fighters) convincendolo che tutto sommato distruggere chi ti a rifiutato e il suo modello sociale non è poi così grave ed è comunque un modo per cambiare il mondo, un po’ come accadeva negli anni ’70 con l’eversione nera e rossa.

Purtroppo la globalizzazione e le nuove tecnologie hanno creato un problema di dimensioni difficilmente gestibili oltretutto abbiamo delegato la nostra coscienza individuale al falso mantra universale del buonismo e del politicamente corretto, delegittimando in maniera subdola la netta distinzione tra bene e male, l’affermazione di principi identitari irrinunciabili, il prendere posizioni nette non vincolate alla convenienza del momento.

Serve una inversione di tendenza …. non è con la tolleranza che ci si difende, ma con la fermezza e la difesa della nostra cultura millenaria.

Solo difendendo noi stessi potremo capire se c’è un Islam moderato pronto al dialogo o esiste solo un islam antagonista incompatibile con la società occidentale.

islamic idiot
Uno sfigato normale e in versione jihad

Fermiamo i barconi ! (con ogni mezzo)


barconedi Alessio Papi.

Sinceramente non ne posso più della retorica dell’accoglienza, di quella melassa vischiosa del buonismo ad oltranza non propriamente disinteressato, che produce danni enormi sul tessuto sociale.

Gli italiani sono un popolo strano, non più tardi di 3 mesi fa ci si indignava per quel “Io con gli immigrati ce faccio più soldi che con la droga” (cit. Buzzi) ed oggi tutti (o quasi) Boldriniani e Alfaniani, compresi i grandi giornali (soprattutto il Corriere) sono i paladini degli immigrati (irregolari).

Quali sono le motivazioni ? e perché vanno fermati (con tuti i mezzi) i barconi ?

E’ indubbio che qualche radical-chic come la Boldrini sia in buona fede, più per il mito del “multiculturalismo” e del “buon selvaggio” che per questioni pratiche, ma ben diverse sono le motivazioni delle grandi lobby filo-europee (come il Corriere , Lerner e soci).

Senza scomodare in trattato di Dublino redatto col beneplacito di Spagna e Grecia noti affondatori di barconi, è chiaro come l’Italia serva all’Europa da “filtro” per decidere chi far entrare e chi no nei i paesi economicamente più forti.

Una sorta di agenzia di selezione ( a spese dei cittadini italiani), dove rimangono a gozzovigliare gli immigrati “inutili” quelli “senza arte ne parte” dirottando poi quelli più qualificati verso i paesi del Nord Europa con il fine di aumentare l’offerta  e  abbassare il costo del lavoro in contesti (come la Germania) dove ormai il costo della manodopera  anche nei lavori meno qualificati, ha raggiunto costi non  funzionali alla tenuta del sistema economico.

La Spagna  respinge con la forza i barconi ed ha costruito un muro di 6 metri a Ceuta e Mellilla idem la Grecia la quale sta blindando i confini con la Turchia, ma questo  da noi dove l’accoglienza è un business, non “moralmente”  accettabile.

Un clandestino fa girare i soldi, per l’assistenza e l’alloggio, è una manna per le varie associazioni che si occupano di “integrazione e supporto” genera posti di lavoro.

Il Cara  di Mineo è sommerso di inchieste giudiziarie e in Sicilia L’Ncd del ministro dell’Interno prende il 35% dei voti, a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre.

Sotto questo mercato formalmente legale però ve ne uno molto più pericoloso gestito dalle mafie.

Una inchiesta della polizia Maltese(riportata dal  Times of Malta) ha smascherato una catena di trafficanti di schiavi gestita da un esule libico (fuggito anni fa dal regime di Gheddafi)  residente sull’isola e alcuni esponenti sospettati di essere affiliati a mafia e ‘ndrangheta.

Il meccanismo è molto semplice. Ras locali girano nei villaggi  sub-sahariani per reclutare potenziali profughi e spedirli con i barconi in Italia con la complicità dei notabili libici (probabilmente fiancheggiatori Isis) un investimento proficuo con lo scopo di gestire l’emergenza sul suolo italiano (creandola)  e fornire manovalanza  a basso prezzo alla criminalità organizzata soprattutto nell’ambito della prostituzione, del commercio illegale,del piccolo spaccio e del caporalato.

Un modesto investimento iniziale (quello del prezzo del viaggio) che si ripaga rapidamente e che produce lauti e diversificati profitti.

Va da se che il problema è tutto italiano, e che un mercato così “diversificato” fa gola a molti (compreso qualche rappresentante in parlamento).

La “solidarietà pelosa” (per colpa)e la criminalità organizzata (per dolo) con la complicità di una Europa inetta, hanno creato un sistema pericoloso ai danni dei cittadini (anche dal punto di vista sanitario) aggravando una situazione economico e sociale di un paese già messo male, e di fatto creando Lo schiavismo del III millennio.

L’intervento internazionale è un palliativo, serve solo per allungare volutamente i tempi d’intervento,

considerando che non si può parlare di dialogo col governo libico visto che di fatto non ne esiste uno.

Bisogna quanto  prima intervenire sul suolo libico con interventi di polizia militare sradicando alla fonte il problema e parallelamente “dissuadere” con ogni mezzo la partenza dei boat-people.

E’ brutto a dirsi ma solo il rendere più “pericoloso”  l’imbarcarsi può fungere da deterrente contro questa invasione silente.

Difendere i confini è un dovere e non un diritto, alla faccia dei benpensanti non dobbiamo  essere complici di questo scempio ai danni del genere umano.

Fermiamo  i barconi ! (con ogni mezzo)

La Merkel e quel “L’Islam fa parte di noi”


Di Alessio Papi Manifestazione Anti-Islam

I sinistrati troppo spesso parlando di Islam, terrorismo ed immigrazione citano a sproposito l’affermazione della  Merkel  secondo la quale “l’Islam fa parte della Germania”.

Ma quale è la verità ? Perché quella frase apparentemente “audace” ?

Andiamo con ordine.

La Germania ha circa sei milioni di turchi islamici sul territorio frutto di una immigrazione massiccia negli anni ’70 e ’80 la maggior parte di loro quasi perfettamente integrata.

Il paese della Merkel è il più grande partner commerciale per tecnologie e meccanica dei paesi islamici “ricchi” come Arabia Saudita, Qatar, Yemen, ma ha un grosso problema di carattere demografico.

La Germania è il paese europeo con l’indice di invecchiamento più rapido e con la spesa previdenziale più elevata (le pensioni tedesche sono le più alte d’Europa e per la maggior parte ammontano al 90 % dell’ultimo salario) e negli ultimi anni pur avendo un pil in costante crescita ha visto la diminuzione di produzione “fisica” di beni sul suolo patrio, le stesse grandi industrie automobilistiche hanno spostato il grosso della produzione nelle Americhe, in Asia e nell’Europa dell’Est per produrre a costi inferiori o vicino ai mercati di destinazione cambiando (di molto) il tessuto sociale tedesco.

La “working class” tedesca sta lentamente sparendo, e i suoi figli sono rapidamente  spinti verso l’alto della gerarchia produttiva in ruoli manageriali.

Persino le seconde generazioni del “proletariato industriale storico” (operai immigrati cechi, ungheresi e polacchi) grazie anche a radici storiche e culturali comuni,  sono ormai “più tedeschi dei tedeschi”  .

In Germania grazie ad un sistema sociale efficiente e ad un costo del lavoro tra i più alti, i potentissimi sindacati (che siedono anche nei cda delle aziende) hanno approvato la norma del “salario d’integrazione” un eufemismo che indica senza troppi giri di parole che un lavoratore straniero può essere (legalmente) pagato meno di un lavoratore tedesco.

L’obiettivo della Cancelliera è un agghiacciante capolavoro di sociologia economica.

Abbassare il costo del lavoro e reinternalizzare il manifatturiero, produrre sul territorio, unica via per mantenere il costosissimo welfare dei Land, seguendo l’idea (purtroppo non nuova e figlia della follia nazista) delle “due Germanie” .

Da una parte la  upper-middle-class  dei  “veri tedeschi”, dall’altra un proletariato e un sottoproletariato operaio formato da stranieri che di fatto manterrà le classi più agiate ed i pensionati di lusso.

Un modello difficilmente esportabile in altri paesi europei ma soprattutto non “così nobile” come ci vogliono far credere.

Se si vuole salvare l’Europa (sempre che ne valga la pena) bisogna combattere il pensiero unico filo-germanico e cominciare a rispettare le singole peculiarità nazionali, solo così si potrà dare un senso a una Unione Europea che è sempre più fonte di problemi e non di soluzioni.

Caro Matteo ti scrivo.


matteo-pensadi Alessio Papi.

Caro Matteo ti scrivo, potrebbe cominciare così una lettera al neo Premier.

Tralasciamo per un attimo le vicissitudini che hanno portato all’incarico (ha ragione Berlusconi quando dice di essere stato l’ultimo Primo Ministro eletto), e puntiamo l’attenzione sul futuro di questo Governo.

Lo ammetto, in passato (vedere il blog) sono stato un detrattore del Renzi Nazionale, salvo poi aver capito alcune cose dalle quali comunque dipende il successo o il fallimento di Matteo come Leader.

Renzi mi ricorda per molti aspetti il miglior Silvio, col vantaggio di avere un differenza anagrafica considerevole.

L’attuale panorama politico frammentato in micro cosmi dove tutti sono all’opposizione dell’opposizione stessa (non esiste più una chiara geografia politica), impone talune riflessioni.

Non vi è più una contraddizione Destra-Sinistra, ma esiste un duello “anagrafico” tra becero conservatorismo e innovazione, tra modernismo e mantenimento dello Status Quo.

Il limite berlusconiano è stato quello di non aver portato nelle file del centro-destra ad un “rinnovamento generazionale” che non fosse puramente anagrafico, in altre parole a destra non potrà mai esserci (almeno alle condizioni attuali) un Matteo Renzi, perché in quell’area politica purtroppo anche i giovani sono “politicamente vecchi”.

Il nuovo Premier prima di scontrarsi con le questioni politiche dovrà decidere che strada seguire.

La via del rinnovamento passa necessariamente per la demolizione dell’ordine gerontocratico costituito (passatemi il termine un po’ forte), fatto di lobby, potentati economici, alti burocrati statali, e categorie che hanno come unico interesse il mantenimento dei diritti (privilegi) acquisiti a scapito della collettività.

I veri nemici di Renzi non sono nei partiti avversari, ma in quegli apparati politicamente trasversali che perseguono esclusivamente interessi di casta.

La via del successo (e del risanamento del Paese) passa per una rivoluzione soft, lo scardinamento e la demolizione di un sistema che sta collassando governato da dinosauri autoreferenziali e come tali destinati all’estinzione (almeno speriamo).

I grillini avevano promesso di rivoltare il paese come un pedalino ma si sono evidentemente persi le chiavette usb con le istruzioni….

Matteo devi fare lo stesso …. Ma con lo stile da bravo ragazzo che ti contraddistingue.

Cambiare tutto ma anche no.


marrieddi Alessio Papi

 

Non so se il duo Silvio – Matteo  riuscirà nell’intento di regalare al paese una nuova legge elettorale, ma sicuramente ha ottenuto il  risultato sperato, quello di impossessarsi della scena politica legittimandosi a vicenda.

Era dal  funerale di Berlinguer (gli rese omaggio Almirante) che un leader del centro-destra non entrava nella sede nazionale del partito più a sinistra dell’arco costituzionale.

E’ indubbio che sia entrambi leader, ma il più giovane rischia di far implodere il partito del quale è diventato segretario.

Tralasciando le considerazioni politiche e passando alle tecniche alcune obiezioni sono doverose.

La proposta elaborata (detta italicum) appare da subito un mero “artificio costituzionale” , sembra fatta più per compiacere Re Giorgio che per assecondare la volontà degli elettori.

L’Accorciamento delle liste altri non è che il mero ridimensionamento dei collegi elettorali del vecchio porcellum, dove per estensione si eleggono 15-20 deputati  con le conseguenza di dover creare “liste lunghe” e paradossalmente corrisponde (guarda caso) alla prima stesura della “legge Calderoli” cioè la legge divenuta poi famosa con il nome che conosciamo .

Nella proposta fatta non si menziona minimamente il divieto di candidatura in più collegi ne si parla di  “vincolo di mandato” cioè il cambio casacca tanto caro agli Scilipoti.

Altra proposta che appare “irricevibile” è lo smembramento del Senato, il Governo Letta che dovrebbe partorire la nuova legge elettorale, si regge proprio sulle viti con le quali i parlamentari si sono assicurati alle poltrone, pensare che costoro possano votare contro se stessi mi sembra un’utopia.

Perché non tornare al vecchio mattarellum (uninominale secco) che ha regalo al Paese (non mi stancherò mai di ripeterlo) il miglior parlamento della Repubblica ?

Perché la scarsa democrazia all’interno dei partiti ed il leaderismo spinto ne soffrirebbero.

Il maggioritario premia chi opera sui territori, chi li conosce, chi ha un grande consenso personale (come dovrebbe giustamente essere), premia l’appartenenza al territorio (il proporzionale permette di eleggere un siciliano a Udine!) ma soprattutto mette  i leader ed i partiti in balia dei territori e ne mortifica l’autoritarismo,  è il requiem del “partito azienda” verso cui anche il Pd si sta dirigendo.

E’ palese che gli interessi dei cittadini sono concorrenti rispetto a quelli dei partiti, la proposta Renzusconi del resto è una mera operazione di maquillage.

Insomma cambiare tutto ma anche no.

P.s. “Italicum” suona tanto come “Italicus” il treno della strage di Bologna….

Quei Ragazzi uccisi due volte.


Franco Francesco Stefano PRESENTI!
Franco Francesco Stefano PRESENTI!

 

di Alessio Papi

7  Gennaio del 1978, una data che getterà l’Italia in uno dei periodi più brutti i della sua storia.

Da quel momento fu chiaro che la Destra non aveva solo un avversario politico ma un nemico vero e proprio (probabilmente) supportato da pezzi deviati dello stato (Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta furono colpiti dal commando comunista, Stefano Recchioni venne ucciso dai Carabinieri).

Dopo quel tragico evento per alcuni militanti si aprì la via extraparlamentare, per altri fu l’inizio della loro carriera.

Giorgio Almirante avevano permesso all’allora Msi di rimanere insensibile tanto all’estremismo quanto al potere, creando un grande partito di opposizione ma sempre (e nonostante tutto) nell’arco costituzionale. Non sarà così con il suo successore, il “ciambellano” Gianfranco Fini con i suoi degni compari.

Se da giovani parlavano di “rivoluzione”,con la maturità hanno detto di voler cambiare le istituzioni da dentro, una volta diventati sindaci, ministri, sottosegretari e presidenti di regione, hanno gestito in malo modo quel “potere” che hanno sempre detto di voler combattere.

Il risultato di una “fame atavica” e di una bramosia tipica di chi (forse) non ha mai avuto grandi qualità.

A costoro che cercavano un poltrona a tutti i costi non è importato nulla di distruggere un mondo e un’idea nella quale molti avevano creduto e per la quale alcuni avevano dato la vita, hanno camminato sulle loro tombe e sulle loro ossa senza pietà, andando braccetto con quei “democristiani” che una volta additavano a “male assoluto”.

Per questo motivo Franco, Francesco e Stefano sono stati uccisi due volte.

La prima volta dalle armi la seconda da questi “esseri” ignobili che hanno costruito le loro vite distruggendo quelle degli altri .

La Destra deve osare.


dmaking ani Alessio Papi

Vent’anni di berlusconismo (e non di Berlusconi) hanno fatto tanti danni,  non solo dal punto di vista sociale (almeno così dicono i radical-chic) e politico ma anche dal punto di vista partitico e scusate il gioco di parole.
Gianfranco Fini  certo ha dato una bella botta alla destra ma non ne è stato l’unico carnefice.
Fa sorridere che coloro che in Alleanza Nazionale si dichiaravano “duri e puri”,  la destra post-fascista tanto a destra da essere alla sinistra di Bertinotti (teoria degli opposti estremismi), oggi gozzovigliano allegramente in quel partito chiamato Nuovo Centrodestra che oltre a reggere il moccolo ad un improbabile governo ha un logo e nome da società di servizio limousine (per essere gentile) .
Costoro hanno dei nomi, si chiamano Augello, Piso, Saltamartini, personaggi che oggi vanno a braccetto con la peggior feccia politica, quei democristiani di serie B che per anni hanno additato a “male assoluto”.
Il resto della diaspora non è messa meglio.
Fratelli d’Italia sembra un circo di periferia, con attori improbabili e male assortiti, un frullato tra settarismo, identitarismo ed imprecisato liberismo, dove l’imprenditore di razza è costretto a convivere con l’amico di Ligresti e la zarina convinta che l’Italia non sia altro che una Garbatella un po’ più grande.
Il resto è puro folklore, un gruppo di dinosauri in via di estinzione a causa della scarsità di risorse.
Non è un caso che la Le Pen nell’ottica di un grande movimento europeo  abbia dovuto guardare alla Lega  come interlocutore (il che mette profonda tristezza).
Cosa è mancato in questi anni?
Se da una parte l’asservimento (idiota) a Berlusconi ha di fatto snaturato un’area, dall’altra parte nessuno ha saputo mantenere una identità  o cavalcare (anche in maniera utilitaristica) un malessere che aleggiava nell’aria (oggi esploso con i forconi),  il tutto non per timidezza ma semplicemente per incapacità o pura convenienza.
I temi “storici” di una “certa destra”  lavoro, economia, immigrazione, europa  e società da una parte sono stati completamente abbandonati,  dall’altra se ne è parlato in maniera errata con un linguaggio becero e fuori dal tempo con i risultati che (purtroppo) tutti conosciamo.
Una empasse che neanche gli “intellettuali” hanno saputo o hanno provato a superare, costretti a mediare e moderare le loro idee  per  non urtare il politicante di turno che in qualche maniera gli garantisse il piatto di minestra.
Manca la misura, “l’autore”,  un personaggio autorevole e presentabile che riesca in qualche maniera a rinnovare e a far convergere una consistente fetta di elettorato che indipendentemente dal simbolo è data tra il 16 ed il 18 %.
Occorre un linguaggio nuovo, la politica dei proclami e degli slogan non affascina più, la gente ha problemi reali e chiede delle risposte programmatiche concrete a volte populiste, al limite del grillismo.
E’ inutile negarlo, molti dei temi “forti” del movimento 5 stelle sono argomenti che prima ancora di Alleanza Nazionale erano nell’agenda del M.S.I. , quando esisteva una destra non annacquata dal pudico (si fa per dire) prefisso “centro”.
Siamo in un’epoca di radicalizzazione, in un momento di piena crisi politica, economica e morale, dove una “casta” trasversale che va dalla finanza alla stampa, ai funzionari di partito vuole mantenere lo “status quo” con ogni mezzo, sovvertendo le regole democratiche anche mediante un governo (quello Letta), che di fatto non ha votato nessuno.
Non è un caso che ognuna delle categorie sopracitate cerchi di sminuire quanto sta accadendo nel nostro paese in questi  giorni.
Ognuna è spaventata perché sa che alla prima crepa si avvierebbe l’effetto domino sulle altre rompendo quell’equilibrio che le ha rimpinguate fino ad oggi.
La Leader della destra francese lo ha capito benissimo, è sa sfruttare al meglio le proprie peculiarità.
Anzitutto è una donna, per di più colta ed elegante, caratteristiche difficilmente riscontrabili nell’attuale classe politica italiana.
Ha saputo far leva sulla sensibilità e le problematiche dei francesi (mentre da noi si litiga ancora sull’imu e l’immunità a mr. B), con un linguaggio nuovo che da una parte ha sedotto, dall’altro ha rilanciato l’orgoglio nazionale attraverso tematiche sentite e di attualità infischiandosene di benpensanti e campagne stampa avverse.
“Ha osato” senza mai scadere,  è riuscita dove aveva fallito anche l’illustre genitore.
Noi Italiani differenza dei cugini d’oltralpe (ma soprattutto i politici) “teniamo famiglia” e di conseguenza, preferiamo la sicurezza ed il confort di una poltroncina (o addirittura un di umile sgabello), alla creazione di un ipotetico consenso, quanti pseudo leader di destra non appartengono alla casta?
Costoro (come il nuovo idolo della sinistra Renzi) appartengono alla  stessa specie  che dicono di voler cancellare …. È evidente che qualcosa non torna o quantomeno c’è un problema di congruenza.
Farne oggi un problema di nome o di simbolo è un esercizio più per disonesti  che per ingenui,  sarebbe come pensare di migliorare un vino scadente semplicemente applicando una etichetta prestigiosa.
E’ una questione di contenuto e di personaggi.
Coloro che hanno avuto un ruolo(anche marginale) nella politica degli ultimi 20 anni sono anche quelli che questa situazione l’hanno creata e quindi, sono parte del problema e non della soluzione.
Bisogna tornare ad osare, volare alti fregandosene, se necessario, anche dei possibili equilibri di ipotetiche coalizioni elettorali.
Che la destra sia tale e nuova,  e non la fotocopia scolorita di una tessera di Alleanza Nazionale.

La destra che non c’è.


14-rid-destra-sinistradi Alessio Papi.

 

Sembra una situazione kafkiana, come nella metamorfosi un uomo si sveglia trasformato in uno scarafaggio e morirà girato sulla schiena per l’impossibilità di rimettersi nella corretta posizione.

Questo è quello che sta avvenendo nella politica italiana dove però il soggetto non è un individuo ma una parte politica.

Qualcuno (Gianfranco Fini) con una fin troppo facile e scontata similitudine ha definito quello Berlusconiano “un ventennio”, e ci ha scritto pure un libro, e quel ventennio che secondo molti è in disfacimento ha generato “cose” alcune delle quali freschissime.

Tralasciando i commenti  su Berlusconi e il berlusconismo  (personalmente ho sempre preferito il primo al secondo) il quadro della pseudo-destra italiana è abbastanza sconsolante.

La scissione del PDL ha portato da una parte al ritorno di Forza Italia con alcuni degli storici fedelissimi di Silvio più alcuni ex-AN folgorati sulla via di Damasco (Matteoli – Gaparri – Polverini  etc.)  e la creazione di una “nuova” (si fa per dire) aggregazione politica chiamata Nuovo Centro Destra, una accozzaglia formata da berluscoidi (vedi Lorenzin) ed ex fascisti d’antan (leggi Augello) con l’unico scopo di spizzicare poltrone e poltroncine di governo.

L a genesi è abbastanza ovvia, Berlusconi ha dovuto barattare con Re Giorgio Napolitano I la creazione e il supporto di ben due governi fantoccio (Monti e Letta), con la propria immunità, soltanto che qualcuno non ha mantenuto le promesse, innescando quella insanabile divisione tra filogovernativi  (gente che sempre e comunque  vuole stare al governo) e chi in qualche maniera ha preferito  dimostrare la  fedeltà al proprio leader.

Quello che stupisce è la compagine che ha “fondato” Nuovo centro Destra e capire cosa li accomuna rimane un mistero (o un ministero perdonatemi il gioco di parole).

Lorenzin e Alfano sono due graziati (ed ingrati) che senza B. non sarebbero mai esistiti.

Mario Mauro (unico cavallo di razza della compagine) un cattolico proveniente da CL, recordman di preferenze con il PDL alle scorse elezioni europee nonché referente italiano del PPE.

Il senatore Andrea Augello già ai tempi di AN rappresentava ideologicamente la destra nella destra, a tratti rautiano, neo-evoliano, se non addirittura neo-pagano.

Gianfranco Fini  il quale non ha bisogno di presentazioni,  prossimo ad imbarcarsi nell’avventura (segnatevi la data di questo post) probabilmente per riprovare a fare ciò che non gli è riuscito nel PDL.

Trovare  un continuum ideologico o valoriale tra questi  soggetti mi sembra improbabile.

L’unico barlume di razionalità è nel fatto che Augello fu uno degli artefici dello scioglimento di AN assecondando i diktat dell’allora segretario Fini.

Va da se che l’improba orda sia il maldestro tentativo di supportare il governo Letta coltivando nel contempo le proprie “clientele” aspettando la prossima tornata elettorale sotto l’occhio sornione del Presidente della Repubblica , il quale in passato non ha mai nascosto la sua benevolenza nei confronti dell’ex Presidente della Camera (Gianfranco Fini).

E gli altri ?

Ecco il vero problema sono  gli altri, e purtroppo non si vede la luce alla fine del tunnel.

In Francia la destra nazionalista di Marine le Pen  vola nei sondaggi rischiando di diventare il primo partito alle prossime elezioni europee,  sigla accordi con le destre  degli altri paesi tranne che in Italia dove, “non ha trovato un omologo credibile”,  la destra che non c’è.

Fratelli d’Italia progetto sulla carta molto buono , paga lo scotto di una eccessiva localizzazione del partito ed una gestione che mal si adatta ad una realtà nazionale.

Insomma per dirla con una battuta l’Italia non è la Garbatella,  e con queste premesse raggiungere percentuali significative rischia di rimanere un miraggio.

Il nobile tentativo di rifare An sembra ancora lontano dall’essere un progetto completo, non basta resuscitare un simbolo o mettere  le mani sui soldi di una fondazione per raccogliere i fasti di un partito che non c’è più.

Una delle regole principali della statistica politica è che la somma di tanti partiti dallo 0 virgola non corrisponde mai alla somma delle percentuali, fattore non indifferente se si considera che alle europee lo sbarramento è al 4%.

Serve costruire una destra che non c’è, nazionalista, popolare se non addirittura populista, che riporti la moralità al centro della politica, l’interesse nazionale in primo piano con posizioni antieuropeiste ove necessario.

Le condizioni politico-sociali sono cambiate dallo scioglimento di AN, riproporla come allora sarebbe  qualcosa  di già vecchio.

Certo, per ora rimane l’unico soggetto nel quale alcuni elettori(speriamo sempre più) possono sperare considerando anche gli incoraggianti sondaggi.

C’è un mondo che va saputo corteggiare e sedurre…

Aspettiamo fiduciosi.