Caro Matteo ti scrivo.


matteo-pensadi Alessio Papi.

Caro Matteo ti scrivo, potrebbe cominciare così una lettera al neo Premier.

Tralasciamo per un attimo le vicissitudini che hanno portato all’incarico (ha ragione Berlusconi quando dice di essere stato l’ultimo Primo Ministro eletto), e puntiamo l’attenzione sul futuro di questo Governo.

Lo ammetto, in passato (vedere il blog) sono stato un detrattore del Renzi Nazionale, salvo poi aver capito alcune cose dalle quali comunque dipende il successo o il fallimento di Matteo come Leader.

Renzi mi ricorda per molti aspetti il miglior Silvio, col vantaggio di avere un differenza anagrafica considerevole.

L’attuale panorama politico frammentato in micro cosmi dove tutti sono all’opposizione dell’opposizione stessa (non esiste più una chiara geografia politica), impone talune riflessioni.

Non vi è più una contraddizione Destra-Sinistra, ma esiste un duello “anagrafico” tra becero conservatorismo e innovazione, tra modernismo e mantenimento dello Status Quo.

Il limite berlusconiano è stato quello di non aver portato nelle file del centro-destra ad un “rinnovamento generazionale” che non fosse puramente anagrafico, in altre parole a destra non potrà mai esserci (almeno alle condizioni attuali) un Matteo Renzi, perché in quell’area politica purtroppo anche i giovani sono “politicamente vecchi”.

Il nuovo Premier prima di scontrarsi con le questioni politiche dovrà decidere che strada seguire.

La via del rinnovamento passa necessariamente per la demolizione dell’ordine gerontocratico costituito (passatemi il termine un po’ forte), fatto di lobby, potentati economici, alti burocrati statali, e categorie che hanno come unico interesse il mantenimento dei diritti (privilegi) acquisiti a scapito della collettività.

I veri nemici di Renzi non sono nei partiti avversari, ma in quegli apparati politicamente trasversali che perseguono esclusivamente interessi di casta.

La via del successo (e del risanamento del Paese) passa per una rivoluzione soft, lo scardinamento e la demolizione di un sistema che sta collassando governato da dinosauri autoreferenziali e come tali destinati all’estinzione (almeno speriamo).

I grillini avevano promesso di rivoltare il paese come un pedalino ma si sono evidentemente persi le chiavette usb con le istruzioni….

Matteo devi fare lo stesso …. Ma con lo stile da bravo ragazzo che ti contraddistingue.

Quei Ragazzi uccisi due volte.


Franco Francesco Stefano PRESENTI!
Franco Francesco Stefano PRESENTI!

 

di Alessio Papi

7  Gennaio del 1978, una data che getterà l’Italia in uno dei periodi più brutti i della sua storia.

Da quel momento fu chiaro che la Destra non aveva solo un avversario politico ma un nemico vero e proprio (probabilmente) supportato da pezzi deviati dello stato (Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta furono colpiti dal commando comunista, Stefano Recchioni venne ucciso dai Carabinieri).

Dopo quel tragico evento per alcuni militanti si aprì la via extraparlamentare, per altri fu l’inizio della loro carriera.

Giorgio Almirante avevano permesso all’allora Msi di rimanere insensibile tanto all’estremismo quanto al potere, creando un grande partito di opposizione ma sempre (e nonostante tutto) nell’arco costituzionale. Non sarà così con il suo successore, il “ciambellano” Gianfranco Fini con i suoi degni compari.

Se da giovani parlavano di “rivoluzione”,con la maturità hanno detto di voler cambiare le istituzioni da dentro, una volta diventati sindaci, ministri, sottosegretari e presidenti di regione, hanno gestito in malo modo quel “potere” che hanno sempre detto di voler combattere.

Il risultato di una “fame atavica” e di una bramosia tipica di chi (forse) non ha mai avuto grandi qualità.

A costoro che cercavano un poltrona a tutti i costi non è importato nulla di distruggere un mondo e un’idea nella quale molti avevano creduto e per la quale alcuni avevano dato la vita, hanno camminato sulle loro tombe e sulle loro ossa senza pietà, andando braccetto con quei “democristiani” che una volta additavano a “male assoluto”.

Per questo motivo Franco, Francesco e Stefano sono stati uccisi due volte.

La prima volta dalle armi la seconda da questi “esseri” ignobili che hanno costruito le loro vite distruggendo quelle degli altri .

La Destra deve osare.


dmaking ani Alessio Papi

Vent’anni di berlusconismo (e non di Berlusconi) hanno fatto tanti danni,  non solo dal punto di vista sociale (almeno così dicono i radical-chic) e politico ma anche dal punto di vista partitico e scusate il gioco di parole.
Gianfranco Fini  certo ha dato una bella botta alla destra ma non ne è stato l’unico carnefice.
Fa sorridere che coloro che in Alleanza Nazionale si dichiaravano “duri e puri”,  la destra post-fascista tanto a destra da essere alla sinistra di Bertinotti (teoria degli opposti estremismi), oggi gozzovigliano allegramente in quel partito chiamato Nuovo Centrodestra che oltre a reggere il moccolo ad un improbabile governo ha un logo e nome da società di servizio limousine (per essere gentile) .
Costoro hanno dei nomi, si chiamano Augello, Piso, Saltamartini, personaggi che oggi vanno a braccetto con la peggior feccia politica, quei democristiani di serie B che per anni hanno additato a “male assoluto”.
Il resto della diaspora non è messa meglio.
Fratelli d’Italia sembra un circo di periferia, con attori improbabili e male assortiti, un frullato tra settarismo, identitarismo ed imprecisato liberismo, dove l’imprenditore di razza è costretto a convivere con l’amico di Ligresti e la zarina convinta che l’Italia non sia altro che una Garbatella un po’ più grande.
Il resto è puro folklore, un gruppo di dinosauri in via di estinzione a causa della scarsità di risorse.
Non è un caso che la Le Pen nell’ottica di un grande movimento europeo  abbia dovuto guardare alla Lega  come interlocutore (il che mette profonda tristezza).
Cosa è mancato in questi anni?
Se da una parte l’asservimento (idiota) a Berlusconi ha di fatto snaturato un’area, dall’altra parte nessuno ha saputo mantenere una identità  o cavalcare (anche in maniera utilitaristica) un malessere che aleggiava nell’aria (oggi esploso con i forconi),  il tutto non per timidezza ma semplicemente per incapacità o pura convenienza.
I temi “storici” di una “certa destra”  lavoro, economia, immigrazione, europa  e società da una parte sono stati completamente abbandonati,  dall’altra se ne è parlato in maniera errata con un linguaggio becero e fuori dal tempo con i risultati che (purtroppo) tutti conosciamo.
Una empasse che neanche gli “intellettuali” hanno saputo o hanno provato a superare, costretti a mediare e moderare le loro idee  per  non urtare il politicante di turno che in qualche maniera gli garantisse il piatto di minestra.
Manca la misura, “l’autore”,  un personaggio autorevole e presentabile che riesca in qualche maniera a rinnovare e a far convergere una consistente fetta di elettorato che indipendentemente dal simbolo è data tra il 16 ed il 18 %.
Occorre un linguaggio nuovo, la politica dei proclami e degli slogan non affascina più, la gente ha problemi reali e chiede delle risposte programmatiche concrete a volte populiste, al limite del grillismo.
E’ inutile negarlo, molti dei temi “forti” del movimento 5 stelle sono argomenti che prima ancora di Alleanza Nazionale erano nell’agenda del M.S.I. , quando esisteva una destra non annacquata dal pudico (si fa per dire) prefisso “centro”.
Siamo in un’epoca di radicalizzazione, in un momento di piena crisi politica, economica e morale, dove una “casta” trasversale che va dalla finanza alla stampa, ai funzionari di partito vuole mantenere lo “status quo” con ogni mezzo, sovvertendo le regole democratiche anche mediante un governo (quello Letta), che di fatto non ha votato nessuno.
Non è un caso che ognuna delle categorie sopracitate cerchi di sminuire quanto sta accadendo nel nostro paese in questi  giorni.
Ognuna è spaventata perché sa che alla prima crepa si avvierebbe l’effetto domino sulle altre rompendo quell’equilibrio che le ha rimpinguate fino ad oggi.
La Leader della destra francese lo ha capito benissimo, è sa sfruttare al meglio le proprie peculiarità.
Anzitutto è una donna, per di più colta ed elegante, caratteristiche difficilmente riscontrabili nell’attuale classe politica italiana.
Ha saputo far leva sulla sensibilità e le problematiche dei francesi (mentre da noi si litiga ancora sull’imu e l’immunità a mr. B), con un linguaggio nuovo che da una parte ha sedotto, dall’altro ha rilanciato l’orgoglio nazionale attraverso tematiche sentite e di attualità infischiandosene di benpensanti e campagne stampa avverse.
“Ha osato” senza mai scadere,  è riuscita dove aveva fallito anche l’illustre genitore.
Noi Italiani differenza dei cugini d’oltralpe (ma soprattutto i politici) “teniamo famiglia” e di conseguenza, preferiamo la sicurezza ed il confort di una poltroncina (o addirittura un di umile sgabello), alla creazione di un ipotetico consenso, quanti pseudo leader di destra non appartengono alla casta?
Costoro (come il nuovo idolo della sinistra Renzi) appartengono alla  stessa specie  che dicono di voler cancellare …. È evidente che qualcosa non torna o quantomeno c’è un problema di congruenza.
Farne oggi un problema di nome o di simbolo è un esercizio più per disonesti  che per ingenui,  sarebbe come pensare di migliorare un vino scadente semplicemente applicando una etichetta prestigiosa.
E’ una questione di contenuto e di personaggi.
Coloro che hanno avuto un ruolo(anche marginale) nella politica degli ultimi 20 anni sono anche quelli che questa situazione l’hanno creata e quindi, sono parte del problema e non della soluzione.
Bisogna tornare ad osare, volare alti fregandosene, se necessario, anche dei possibili equilibri di ipotetiche coalizioni elettorali.
Che la destra sia tale e nuova,  e non la fotocopia scolorita di una tessera di Alleanza Nazionale.

La destra che non c’è.


14-rid-destra-sinistradi Alessio Papi.

 

Sembra una situazione kafkiana, come nella metamorfosi un uomo si sveglia trasformato in uno scarafaggio e morirà girato sulla schiena per l’impossibilità di rimettersi nella corretta posizione.

Questo è quello che sta avvenendo nella politica italiana dove però il soggetto non è un individuo ma una parte politica.

Qualcuno (Gianfranco Fini) con una fin troppo facile e scontata similitudine ha definito quello Berlusconiano “un ventennio”, e ci ha scritto pure un libro, e quel ventennio che secondo molti è in disfacimento ha generato “cose” alcune delle quali freschissime.

Tralasciando i commenti  su Berlusconi e il berlusconismo  (personalmente ho sempre preferito il primo al secondo) il quadro della pseudo-destra italiana è abbastanza sconsolante.

La scissione del PDL ha portato da una parte al ritorno di Forza Italia con alcuni degli storici fedelissimi di Silvio più alcuni ex-AN folgorati sulla via di Damasco (Matteoli – Gaparri – Polverini  etc.)  e la creazione di una “nuova” (si fa per dire) aggregazione politica chiamata Nuovo Centro Destra, una accozzaglia formata da berluscoidi (vedi Lorenzin) ed ex fascisti d’antan (leggi Augello) con l’unico scopo di spizzicare poltrone e poltroncine di governo.

L a genesi è abbastanza ovvia, Berlusconi ha dovuto barattare con Re Giorgio Napolitano I la creazione e il supporto di ben due governi fantoccio (Monti e Letta), con la propria immunità, soltanto che qualcuno non ha mantenuto le promesse, innescando quella insanabile divisione tra filogovernativi  (gente che sempre e comunque  vuole stare al governo) e chi in qualche maniera ha preferito  dimostrare la  fedeltà al proprio leader.

Quello che stupisce è la compagine che ha “fondato” Nuovo centro Destra e capire cosa li accomuna rimane un mistero (o un ministero perdonatemi il gioco di parole).

Lorenzin e Alfano sono due graziati (ed ingrati) che senza B. non sarebbero mai esistiti.

Mario Mauro (unico cavallo di razza della compagine) un cattolico proveniente da CL, recordman di preferenze con il PDL alle scorse elezioni europee nonché referente italiano del PPE.

Il senatore Andrea Augello già ai tempi di AN rappresentava ideologicamente la destra nella destra, a tratti rautiano, neo-evoliano, se non addirittura neo-pagano.

Gianfranco Fini  il quale non ha bisogno di presentazioni,  prossimo ad imbarcarsi nell’avventura (segnatevi la data di questo post) probabilmente per riprovare a fare ciò che non gli è riuscito nel PDL.

Trovare  un continuum ideologico o valoriale tra questi  soggetti mi sembra improbabile.

L’unico barlume di razionalità è nel fatto che Augello fu uno degli artefici dello scioglimento di AN assecondando i diktat dell’allora segretario Fini.

Va da se che l’improba orda sia il maldestro tentativo di supportare il governo Letta coltivando nel contempo le proprie “clientele” aspettando la prossima tornata elettorale sotto l’occhio sornione del Presidente della Repubblica , il quale in passato non ha mai nascosto la sua benevolenza nei confronti dell’ex Presidente della Camera (Gianfranco Fini).

E gli altri ?

Ecco il vero problema sono  gli altri, e purtroppo non si vede la luce alla fine del tunnel.

In Francia la destra nazionalista di Marine le Pen  vola nei sondaggi rischiando di diventare il primo partito alle prossime elezioni europee,  sigla accordi con le destre  degli altri paesi tranne che in Italia dove, “non ha trovato un omologo credibile”,  la destra che non c’è.

Fratelli d’Italia progetto sulla carta molto buono , paga lo scotto di una eccessiva localizzazione del partito ed una gestione che mal si adatta ad una realtà nazionale.

Insomma per dirla con una battuta l’Italia non è la Garbatella,  e con queste premesse raggiungere percentuali significative rischia di rimanere un miraggio.

Il nobile tentativo di rifare An sembra ancora lontano dall’essere un progetto completo, non basta resuscitare un simbolo o mettere  le mani sui soldi di una fondazione per raccogliere i fasti di un partito che non c’è più.

Una delle regole principali della statistica politica è che la somma di tanti partiti dallo 0 virgola non corrisponde mai alla somma delle percentuali, fattore non indifferente se si considera che alle europee lo sbarramento è al 4%.

Serve costruire una destra che non c’è, nazionalista, popolare se non addirittura populista, che riporti la moralità al centro della politica, l’interesse nazionale in primo piano con posizioni antieuropeiste ove necessario.

Le condizioni politico-sociali sono cambiate dallo scioglimento di AN, riproporla come allora sarebbe  qualcosa  di già vecchio.

Certo, per ora rimane l’unico soggetto nel quale alcuni elettori(speriamo sempre più) possono sperare considerando anche gli incoraggianti sondaggi.

C’è un mondo che va saputo corteggiare e sedurre…

Aspettiamo fiduciosi.

Parliamo seriamente di Immigrazione.


 lampedusadi Alessio Papi

Dalla umana (e non umanitaria) tragedia di Lampedusa ho aspettato ad esprimermi  per vedere l’epilogo della vicenda che (ovviamente) ha virato verso le peggiori aspettative.
Quello che si fa finta (colpevolmente) di ignorare è il perché simili tragedie avvengano esclusivamente al largo delle nostre coste e non per esempio   lungo i confini di Spagna e Grecia geograficamente posizionate in aree più sensibili.
Il perché è presto detto . Malta Spagna e Grecia  da anni attuano (con successo) operazioni di “dissuasione marittima” da noi  impensabili  (non si capisce il perché) facendoci così diventare il paradiso degli scafisti.
Personalmente non ho gradito  i salamelecchi che Letta , Alfano  e soci hanno fatto ai sopravvissuti, mi ricordano le prostitute che la domenica si battono il petto in chiesa e per di più , hanno dato  all’estero l’impressione di essere (ulteriormente) il paese del “volemose bene”.
Il problema va però affrontato con serenità e soprattutto con serietà, senza tralasciare nessun aspetto della questione immigrazione.
Non si può ignorare l’aspetto criminoso che si nasconde  dietro il traffico di vite umane,  negare che in quei paesi  5000-8000 dollari a persona per un “viaggio della speranza”  siano  alla portata di tutti è più un esercizio di malafede che di ingenuità  considerando inoltre che molti immigrati sono pregiudicati nei paesi d’origine.
Altro discorso per quello che riguarda la differenza tra immigrazione economica e asilo politico.
L’ Italia sta vivendo una  delle più grandi recessioni economiche del mondo e storicamente (malgrado molti facciano finta di non saperlo )  ha  una cronica carenza di risorse territoriali ed infrastrutturali.
E’ dal boom demografico del secondo dopoguerra che il nostro Paese ha una delle densità più alte d’ Europa (considerato che  la  maggior parte dello stivale è coperto da rilievi montuosi) ed è  evidente che non abbiamo bisogno di “nuovi italiani” . (considerando che non abbiamo nemmeno  i mezzi per assistere i già molti italiani in difficoltà).
Negli ultimi anni grazie anche ad associazioni che hanno trasformato l’assistenza umanitaria in business (basti pensare che a Lampedusa ci sono più occupati negli enti assistenziali che nel turismo), si è abusato del diritto di asilo.
Il diritto d’asilo a livello internazionale risponde a regole ben precise e non prevede motivazioni di disagio economico.
E’ riservato infatti a individui perseguitati per motivi religiosi, etnici e opinioni politiche, (convenzione Onu, Ginevra, 1951) e altresì prevede delle norme di comportamento come il divieto di svolgimento di attività  sovversive e l’accettazione del rimpatrio in caso di “mutate condizioni” nel paese d’origine.
L’ovvia conclusione è che la richiesta di “asilo politico” sia  in realtà il grimaldello per cercare di rimanere il più a lungo nel paese di arrivo per poi intraprendere la via della clandestinità il tutto ovviamente,  con l’appoggio “delle associazioni” (le stesse  che hanno prodotto le  Boldrini e le Kyenge le quali,  forse,  non dovrebbero essere ministri per un probabile  conflitto d’interesse).
L’Europa ci lascia soli perché l’Europa che conta è principalmente al Nord, e quindi preferisce “ignorare” un problema che riguarda espressamente l’area mediterranea , con la complicità di quei politici nostrani  (vedi sopra) e di una “certa chiesa” che hanno nell’indotto  il loro “humus  elettorale”.
E’ chiaro come  unhcr ed enti simili non possono  essere  interlocutori credibili quando si parla di immigrazione ,  è  come chiedere ai produttori di sigarette se il fumo fa male.
Lasciare l’Europa e l’Italia un porto aperto (a cominciare dalla modifica della  Bossi-Fini) sarebbe dannoso e umiliante soprattutto per i tanti cittadini che troppo spesso si trovano scavalcati da non italiani.
Con quale faccia i nostri amministratori locali (vedi Marino) offrono vitto e alloggio ai sopravissuti di Lampedusa quando migliaia di FAMIGLIE ITALIANE sono ridotte alla fame ?
E’ chiaro come per questi personaggi il ritorno elettorale valga più dell’umiliazione di parte degli  italiani.
Politiche scellerate (come quelle che si stanno cercando di attuare), fomentano l’estremismo  ed isolanosempre più una politica (e dei politici) che ormai rappresenta se stessa.
La vicenda di Lampedusa ha tirato fuori tutte le ipocrisie di un paese e di un governo  creato in laboratorio.
Il perfetto  connubio catto-comunista che in tanti abbiamo combattuto ma che oggi manca di avversari causa improvvisa defezione di un centro-destra credibile….
Staremo a vedere ….
p.s. Per la tragedia del Concordia e per i tanti suicidi dovuti alla crisi non c’è stato un minuto di silenzio.

Tra Amarcord e Attualità


Tra Amarcord e Attualità
Tra Amarcord e Attualità

 

di Alessio Papi

 

L’Italia è allo sbando, il Parlamento grazie anche ad un Presidente della Repubblica del quale risulta difficile anche pronunciarne il nome, sembra una visone onirica di felliniana memoria con il suo surreale contorno di nani, ballerine ed esotici animali urlanti.

Il Pd+l e il Pd-l sembrano diventati la caricatura di se stessi, ed i grillini sembrano messi lì più per folklore che per risultato elettorale.

Lo stesso dibattito sulla decadenza di Mr. B sembra frutto della sceneggiatura di un film costruito ad arte (con l’onnipresente corollario di spread ,instabilità ed Europa) per consentire agli attori della farsa “grande coalizione” di sopravvivere alla loro stessa incapacità.

Venti anni di Berlusconi (al quale molti intimi hanno suggerito di farsi da parte), o meglio di berlusconismo (il vero male) ha cambiato il volto politico di questo paese, una sorta di virus che ha contagiato indistintamente tutto l’arco costituzionale.

Ricordo la politica pre-Berlusconi, e ricordo come intorno a casa mia (un quartiere semicentrale di Roma) esistessero nel raggio di 500 metri almeno 3 “sezioni” di partito (Dc – Msi poi An – Pc poi PDS).

Indipendentemente dal colore politico avevano alcune caratteristiche comuni.

Erano il luogo dove i pensionati andavano a giocare a carte, gli studenti vi si ritrovavano dopo scuola, i meno abbienti potevano trovare un supporto o una consulenza legale, burocratica o fiscale in maniera totalmente gratuita, e dove (ovviamente) si parlava di politica e territorio.

C’erano i manifesti scritti a mano attaccati di notte di fronte (o sopra) le serrande del partito avversario, c’erano le occupazioni dei consigli delle allora “circoscrizioni”, c’erano le feste ed i comizi in piazza.

Le elezioni del ’94 grazie alla novità della legge elettorale maggioritaria, furono l’apoteosi della partecipazione civile.

Strade divise in fazioni, manifesti elettorali nelle vetrine dei negozi , piazze mezze blu e mezze rosse, i candidati che prendevano il the nelle case con comitive di anziani.

Ebbi la fortuna di avere come candidato nel collegio elettorale un uomo che in ogni piazza riusciva a spostare voti ed ovviamente fu eletto.

Era Francesco Storace.

Berlusconi era l’uomo che riempiva le piazze, un uomo molto diverso da quello che nel 2005 minacciò la crisi di governo se non approvata la riforma elettorale proporzionale (Calderoli – porcellum), avallata poi da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani e Lega Nord.

Fu l’inizio dello scadimento della politica, le sezioni cominciarono a svuotarsi fino a chiudere, in parlamento arrivarono emeriti sconosciuti spesso dalle qualità più orali che politiche (nell’eccezione più ampia del termine), si annientò tutto quello che nel bene e nel male aveva caratterizzato la partecipazione politica dal dopoguerra.

Un sistema che in qualche maniera  ha sedotto tutti i (presunti) leader allontanando sempre più i cittadini da quella che oggi è diventata senza dubbio una vera e propria “casta”.

Perché dover investire sui territori, pagare affitti di sezioni, organizzare feste se una comparsata a Porta a Porta o Ballarò è gratis ?

Che senso ha confrontarsi con i territori se tanto sono i segretari di partito a decidere gli yesman da mettere in lista ?

Questa è la vera essenza del berlusconismo, un male (non incurabile) che ha creato le Minetti, le Polverini, le Boldrini, i Colaninno Jr. , i Scalfarotto, i Bray, e che continuando l’elenco, potrebbe includere tre quarti del parlamento.

Il berlusconismo è riuscito (se così si può dire) dove strategia della tensione, terrorismo e servizi deviati hanno fallito.

Questo governo sa che se cadrà sarà spazzata via una intera classe politica, ma nonostante ciò per disintossicarsi serviranno ancora tanti (troppi) anni.

 

 

Essere o non essere ?


Essere o non Essere ?
Essere o non Essere ?

di Alessio Papi

Essere o non essere, l’atavico dilemma amletico.
Essere o non essere Berlusconi, ma essere Berlusconi senza Napolitano è possibile ? ma soprattutto il Presidente ha giocato pulito (quale dei due) ?
Certamente qualche dubbio è lecito e alcune vicende hanno una sequenza imbarazzante.
Vero è che le pendenze giudiziarie di Mister B. vanno  avanti da anni ma solo ultimamente hanno raggiunto il punto caldo essendo arrivate (in particolare la sentenza Mediaset)  all’ultimo grado di  giudizio.

Un po’ di cronaca recente.
Le prime schermaglie si sono avute (guarda caso) prima della caduta del governo Berlusconi, il quale si dimette lasciando il posto a Mario Monti tempestivamente nominato senatore a vita da Napolitano ed al quale il centro-destra non fa mancare la fiducia in parlamento.
Ma il “capolavoro” lo si ha alle ultime elezioni, il Pdl appoggia un governissimo PD-PDL  su mandato dello stesso Napolitano appena (guarda caso) rieletto Presidente dopo altre candidature andate a vuoto e dopo un “finto” incarico esplorativo al segretario del PD Bersani   .
Mettendo insieme i pezzi si ha l’impressione di un accordo più o meno lecito tra i due.
Gli interessi in ballo erano molteplici.
Berlusconi rischiava in ogni momento di essere cancellato dalla scena politica per via giudiziaria (cosa per altro ancora probabile) , Napolitano era in scadenza  e aveva interesse ad essere rieletto (nonostante le pantomime) dovendo nel contempo garantire la continuità con “l’ancien regime” (che rischia di essere spazzato via) nei gangli delle istituzioni e nei ruoli chiave dell’economia, operazione non riuscita nel governo Monti,  e che probabilmente ci obbligherà a tenerci l’attuale governo fino alla Primavera.
In cambio Berlusconi avrebbe ottenuto “un occhio di riguardo” da parte della Magistratura, essendo il Presidente della Repubblica anche Presidente del CSM.
Insomma una sorta di “mercante in fiera” finito male per colpa di qualche magistrato troppo zelante o poco sveglio, o molto più probabilmente che  ha seguito “altri” ordini di scuderia.
Ciò spiegherebbe molte cose,  tra cui l’imbarazzo di Napolitano sulla concessione della  Grazia e le continue minacce di “crisi di Governo” da parte di B.
Un fatto è certo, se queste ipotesi fossero fondate (lo scopriremo solo vivendo) il centro-destra deve pensare ad un futuro a prescindere dal berlusconismo, auspicando le dimissioni di Napolitano.
La scelta non è tra “essere o non essere” ma tra essere e sparire.