La Prossima Europa ? Popolare e Populista!


 

weber

di Alessio Papi

 

E’ una Europa che sta cambiando rapidamente quella a cui stiamo assistendo.

Per primi i paesi dell’ex blocco sovietico che hanno avuto una forte sterzata “nazionalista” poi, una onda che partita da Est via via si è propagata verso Ovest (Austria e Ungheria)cambiando (forse) la geometria politica del vecchio continente per i prossimi 20 anni.

Immigrazione, crisi economica e un’austerity suicida, sono tra i fattori che hanno scatenato questa “rivoluzione”, facilitata anche dal nuovo  corso oltreoceano, dopo i guasti economici e geopolitici creati dall’amministrazione Obama.

La potentissima (a livello europeo) Germania a guida Merkel, è entrata politicamente in crisi al suo interno, troppe le contraddizioni all’interno della “Grosse Koalition” e nella Cdu-Csu, dove la cattolica e bavarese  Csu  del ministro dell’interno Seehofer, ha mal digerito talune proposte del governo e della UE soprattutto sui  temi dell’immigrazione.

Una serie di (S)fortunate coincidenze che hanno portato la Merkel a dichiarare il suo pensionamento politico.

Al Parlamento Europeo molti partiti “nazional-populisti” (mi si passi il termine) gravitano nell’area Ppe, basti pensare all’ ungherese Orban , sostenitore della linea dura anti-immigrazione e alleato della Lega di Matteo Salvini, o all’austriaco Kurtz leader del Ppe austriaco.

In un  quadro apparentemente confuso si inserisce la scelta da parte del Ppe europeo a candidare a presidente della commissione europea il bavarese Manfred Weber, attuale capogruppo al parlamento europeo.

Weber da molti considerato il “moderato” della Csu rappresenta  l’ala “destra” della Cdu-Csu, è un cattolico praticante, conservatore e tradizionalista, è dotato di una fine intelligenza politica,ed è un abile negoziatore, è riuscito a scalare (anche per questioni anagrafiche)i vertici del partito a danno dell’ex ministro dell’interno Seehofer , considerato dai più troppo critico e fumantino  nei confronti della cancelliera di ferro.

Le prossime elezioni europee saranno la cartina tornasole della nuova europa, con la brexit non ci saranno più i “gruppi autonomisti” inglesi e questo costringerà i partiti a rivedere la geografia parlamentare, considerando inoltre,  che il Pse non avrà la spinta propulsiva dei deputati italiani del PD ormai ridotto al lumicino, e lo stesso Ppe dovrà guardare altrove considerando che la stessa sorte toccherà a Forza Italia.

I bene informati indicano Orban come il grande tessitore dell’alleanza tra popolari e populisti.

Ipotesi credibilissima considerando l’amicizia personale con Salvini e Weber.

A noi comuni mortali non ci resta che augurarci di assistere agli ultimi colpi di coda di una Europa che, per come la conosciamo, in dismissione.

Tifo Weber per una Nuova Europa …. Popolare e Populista!

Salvini mondiale.


Salvini maradona

di Alessio Papi

La partita politica che si è appena giocata potrebbe essere paragonata alla finale dei mondiali di calcio.

Salvini ( o chi per lui) con una “prestazione sportiva” mai vista nella politica recente è riuscito in una impresa che sembrava impossibile.

Bisognava assegnare le presidenze delle camere, ridimensionare Berlusconi e rendere potabile Forza Italia al Movimento 5 Stelle.

Obbiettivo centrato.

Oggi, il mazziere del Parlamento Italiano è il segretario della Lega, che si trova nella doppia posizione di domatore e garante, da una parte frena le intemperanze dei fedelissimi di Arcore, dall’altra ha acquisito il ruolo di interlocutore unico con i pentastellati.

Un ruolo che ricorda la politica andreottiana “dei due forni”, un modus operandi pericoloso ma che se saputo utiizzare porta a risultati impensabili.

I grillini erano scettici sulle posizioni di Forza Italia, e far digerire la candidatura del “condannato Romani” sarebbe stato troppo per la base, soprattutto perchè l’impuntatura sul nome è apparsa da subito come un capriccio di Silvio.

Berlusconi dal suo canto teme che un asse Di Maio-Salvini finirebbe per indebolirlo, impedendo tra l’altro una ipotetica e conveniente (a livello personale) convergenza con la parte del PD più renziana.

La Lega ha saputo logorare Forza Italia poco alla volta, l’aver fatto votare la Bernini un colpo di teatro che ha messo in subuglio e spiazzato l’alleato.

Neanche la minaccia di rimettere in discussione le maggioranze in Lombardia e Liguria è servito da deterrente, nessun consigliere di FI si sarebbe dimesso (un po’ per convenienza, un po’ per opportunità politica), ma soprattutto ha messo in  luce  quello che molti sospettano ma pochi hanno il coraggio di ammettere, B non controlla completamente chi ha i voti sul territorio e gode di una certa “autonomia politica”.

Salvini si è accreditato indiscutibilmente come leader del centro-destra ma, cosa ancora più importante, come unico ed affidabile interlocutore istituzionale cambiando anche faccia.

Non più “il Salvini di lotta” ma “il Salvini di governo” che obtorto collo sta demolendo lo Status Quo dei “parrucconi”.

Movimento 5 Stelle e Lega hanno un elettorato più “stratificato e fidelizzato” (nel bene e nel male) a differenza di chi, godendo di un esclusivo consenso personale, ed è abituato “elettoralmente a galleggiare” avendo un elettorato più volubile a cui piace comunque vincere.

Gli stessi eletti berlusconiani (molti dei quali graziati dal sistema elettorale) sanno che con Forza Italia in caduta libera nei sondaggi la loro rielezione è in bilico, ipotesi non impossibile da qui a due anni, e voci di corridoio danno molti di loro pronti ad abbracciare Alberto da Giussano poco dopo la costituzione dei gruppi alla Camera e al  Senato.

La cartina tornasole saranno le consultazioni per l’incarico di governo, e prima ancora le presidenze dei gruppi, in questo clima è verosimile che ne vedremo delle belle.

Per adesso godiamoci questo mondiale, il PD è  finalmente messo all’angolo ed ogni ipotesi di “grande inciucio” è sfumata.

P.s. A bordo campo si sta scaldando Cottarelli…….. non cambiate canale.

 

 

Si Salvi-ni chi può


C.destra: Salvini, o insieme ora o Lega va da sola

di Alessio Papi

Sarkozy arrestato per finanziamento illecito da parte della Libia di Gheddafi.

Prima si fa “dare la stecca”, poi lo fa assassinare cercando di mettere le mani sui pozzi di petrolio  garantendosi il silenzio di un “ex-amico” diventato scomodo ma che garantiva a noi italiani di non essere invasi da una immigrazione selvaggia.

Gentiloni cede pezzi pregiati di “mare nostrum” alla Francia, non si è capito in base a quale vantaggioso accordo.

La rappresentanza europea italiana in Europa è a maggioranza PD (ricordate il boom al 40% delle ultime elezioni ), e i “nostri” cari e costosissimi eurodeputati continuano a far vessare il nostro paese.

In Italia c’è un problema politico che ha un nome e cognome, si chiama Partito Democratico (che poi tanto democratico non è) in tutte le sue declinazioni, in primis quella del “renzismo”, soggetti anonimi senza arte ne  parte, venduti a poteri sovrannazionali ai danni del Belpaese in cambio di pochi spiccioli.

I grillini sono un’ incognita, ad oggi dietro tante belle parole si nasconde il vuoto cosmico, ma almeno (ufficialmente) non hanno avuto incarichi di rilievo nei governi nazionali.

Forza Italia dopo il fallito tentativo di accordo col PD è allo sbando, il suo leader (anche per questioni anagrafiche) è incapace di riacquisire lo smalto del passato, i notabili del partito si agitano come i topi nelle stive delle navi quando queste stanno per affondare.

Fratelli d’Italia non pervenuto.

In quadro politico di per se desolante vi è un’unica certezza, quella di poter definitivamente archiviare il renzismo e più in generale rendere il PD un brutto ricordo da consegnare alle cronache.

Può non sembrare immediatamente evidente ma, un governo di scopo (2-3 anni max) Lega – Movimento 5 Stelle conviene tanto a Salvini quanto agli improvvisati pentastellati.

Da una parte Salvini ha il potere di affermare tangibilmente la sua leadership sul centro  centro-destra dimostrando di essere non solo un ottimo leader di opposizione ma anche un ottimo stratega , dall’altro i 5 Stelle possono  mettere in pratica i loro cavalli di battaglia, aumentando il loro consenso soprattutto tra i delusi della sinistra post-ideologica.

Paradossalmente Salvini è al contempo stesso conservatore e rottamatore.

Conservatore perché sta utilizzato metodi da “prima repubblica”, il nemico del mio nemico è il mio migliore amico, rottamatore perché probabilmente sta cambiando definitivamente il quadro politico italiano.

E’ presto per trarre delle conclusioni…

Per adesso si Salvi-ni chi può!

Berlusconi è in ritardo.


di Alessio Papi

Non stiamo parlando di ritardi di ore o minuti, stiamo parlando di tempi relativamente brevi ma che in politica sono ere geologiche.salvini tempo

La “modernità” brucia i tempi, soprattutto in politica dove il localismo e il personalismo si deve confrontare con fenomeni più o meno globalizzanti.

Ne sono la dimostrazione le ascese dei due Matteo uno diventato da sindaco di Firenze Premier, l’altro miete successi e simpatie in fette sempre più consistenti di elettori di centro-destra.

La crisi e la crescente emergenza sociale hanno aumentato la sensibilità su determinate tematiche e il Matteo padano è divenuto per molti un nuovo punto di riferimento.

Salvini però a differenza di molti suoi predecessori, non si è affrettato a buttarsi su temi nuovi, ha semplicemente continuato a portare avanti le sue “battaglie storiche”, è uno dei pochi casi in cui non è la politica ad andare dal cittadino alla ricerca di un effimero consenso, ma bensì i cittadini che si sono avvicinati a posizioni che non più tardi di 4-5 anni fa venivano considerate blasfemia, e tutto sommato questa è la sua forza.

Berlusconi al contrario continua a muoversi su posizioni vetuste e impopolari, un po’ come Maria Antonietta ed il suo “Se non hanno più pane, che mangino brioche!».

Le ns. città sono ridotte a discariche a cielo aperto, con una criminalità ed una immigrazione sempre più sfacciate e prepotenti, con cittadini (a torto o ragione) esasperati e stanchi di non avere risposte da parte degli amministratori.

In questo quadro poco edificante si inserisce il consenso a Matteo Salvini, l’unico in grado di colmare nel centro-destra quella voglia di ordine, normalità e rispetto delle regole che una volta erano i cardini del pensiero della destra liberale.

Continuare a parlare dei propri problemi giudiziari cercando compassione o promettere taxi e pensioni ricche per i vecchietti in difficoltà non solo non serve a niente, ma è anche controproducente, genera indifferenza ed in alcuni casi ilarità.

Nel giro di pochi mesi i tatticismi come il “patto del Nazareno” o “Alfano ministro dell’interno” nel pensiero degli elettori sono stati declassati a “impicci privati” o “maldestri tentativi di sottogoverno” con la conseguente perdita di consenso e credibilità.

Anche il contesto globale non aiuta un Berlusconi troppo concentrato su se stesso non accorgersi di cosa gli accade intorno.

Parafrasando Ennio Doris “l’Italia non è più costruita intorno a te (Mr.B)”.

In Francia la Le Pen vola nei sondaggi, idem Farage in Inghilterra ,entrambi leader di movimenti che hanno molto in comune con la Lega, sono antieuropeisti, nazionalisti e regionalisti .

E’ chiaro come il problema non sia più solo italiano, la crisi e l’invasione dei confini hanno globalizzato le tematiche.

Il Silvio nazionale complice l’età è indietro anni luce rispetto alla “sua” Italia.

Il suo amico Putin ha una idea “diversa” dell’Europa e si appresta a diventare il Templare della Cristianità.

Ha già dato i soldi al Front National e ha regalato l’albero di Natale davanti Notre Dame.

Non mi sorprenderei se il prossimo a ricevere l’obolo fosse proprio Matteo Salvini…..

 

Meditate Gente Meditate……..

Caro Matteo ti scrivo.


matteo-pensadi Alessio Papi.

Caro Matteo ti scrivo, potrebbe cominciare così una lettera al neo Premier.

Tralasciamo per un attimo le vicissitudini che hanno portato all’incarico (ha ragione Berlusconi quando dice di essere stato l’ultimo Primo Ministro eletto), e puntiamo l’attenzione sul futuro di questo Governo.

Lo ammetto, in passato (vedere il blog) sono stato un detrattore del Renzi Nazionale, salvo poi aver capito alcune cose dalle quali comunque dipende il successo o il fallimento di Matteo come Leader.

Renzi mi ricorda per molti aspetti il miglior Silvio, col vantaggio di avere un differenza anagrafica considerevole.

L’attuale panorama politico frammentato in micro cosmi dove tutti sono all’opposizione dell’opposizione stessa (non esiste più una chiara geografia politica), impone talune riflessioni.

Non vi è più una contraddizione Destra-Sinistra, ma esiste un duello “anagrafico” tra becero conservatorismo e innovazione, tra modernismo e mantenimento dello Status Quo.

Il limite berlusconiano è stato quello di non aver portato nelle file del centro-destra ad un “rinnovamento generazionale” che non fosse puramente anagrafico, in altre parole a destra non potrà mai esserci (almeno alle condizioni attuali) un Matteo Renzi, perché in quell’area politica purtroppo anche i giovani sono “politicamente vecchi”.

Il nuovo Premier prima di scontrarsi con le questioni politiche dovrà decidere che strada seguire.

La via del rinnovamento passa necessariamente per la demolizione dell’ordine gerontocratico costituito (passatemi il termine un po’ forte), fatto di lobby, potentati economici, alti burocrati statali, e categorie che hanno come unico interesse il mantenimento dei diritti (privilegi) acquisiti a scapito della collettività.

I veri nemici di Renzi non sono nei partiti avversari, ma in quegli apparati politicamente trasversali che perseguono esclusivamente interessi di casta.

La via del successo (e del risanamento del Paese) passa per una rivoluzione soft, lo scardinamento e la demolizione di un sistema che sta collassando governato da dinosauri autoreferenziali e come tali destinati all’estinzione (almeno speriamo).

I grillini avevano promesso di rivoltare il paese come un pedalino ma si sono evidentemente persi le chiavette usb con le istruzioni….

Matteo devi fare lo stesso …. Ma con lo stile da bravo ragazzo che ti contraddistingue.

Cambiare tutto ma anche no.


marrieddi Alessio Papi

 

Non so se il duo Silvio – Matteo  riuscirà nell’intento di regalare al paese una nuova legge elettorale, ma sicuramente ha ottenuto il  risultato sperato, quello di impossessarsi della scena politica legittimandosi a vicenda.

Era dal  funerale di Berlinguer (gli rese omaggio Almirante) che un leader del centro-destra non entrava nella sede nazionale del partito più a sinistra dell’arco costituzionale.

E’ indubbio che sia entrambi leader, ma il più giovane rischia di far implodere il partito del quale è diventato segretario.

Tralasciando le considerazioni politiche e passando alle tecniche alcune obiezioni sono doverose.

La proposta elaborata (detta italicum) appare da subito un mero “artificio costituzionale” , sembra fatta più per compiacere Re Giorgio che per assecondare la volontà degli elettori.

L’Accorciamento delle liste altri non è che il mero ridimensionamento dei collegi elettorali del vecchio porcellum, dove per estensione si eleggono 15-20 deputati  con le conseguenza di dover creare “liste lunghe” e paradossalmente corrisponde (guarda caso) alla prima stesura della “legge Calderoli” cioè la legge divenuta poi famosa con il nome che conosciamo .

Nella proposta fatta non si menziona minimamente il divieto di candidatura in più collegi ne si parla di  “vincolo di mandato” cioè il cambio casacca tanto caro agli Scilipoti.

Altra proposta che appare “irricevibile” è lo smembramento del Senato, il Governo Letta che dovrebbe partorire la nuova legge elettorale, si regge proprio sulle viti con le quali i parlamentari si sono assicurati alle poltrone, pensare che costoro possano votare contro se stessi mi sembra un’utopia.

Perché non tornare al vecchio mattarellum (uninominale secco) che ha regalo al Paese (non mi stancherò mai di ripeterlo) il miglior parlamento della Repubblica ?

Perché la scarsa democrazia all’interno dei partiti ed il leaderismo spinto ne soffrirebbero.

Il maggioritario premia chi opera sui territori, chi li conosce, chi ha un grande consenso personale (come dovrebbe giustamente essere), premia l’appartenenza al territorio (il proporzionale permette di eleggere un siciliano a Udine!) ma soprattutto mette  i leader ed i partiti in balia dei territori e ne mortifica l’autoritarismo,  è il requiem del “partito azienda” verso cui anche il Pd si sta dirigendo.

E’ palese che gli interessi dei cittadini sono concorrenti rispetto a quelli dei partiti, la proposta Renzusconi del resto è una mera operazione di maquillage.

Insomma cambiare tutto ma anche no.

P.s. “Italicum” suona tanto come “Italicus” il treno della strage di Bologna….

Quei Ragazzi uccisi due volte.


Franco Francesco Stefano PRESENTI!
Franco Francesco Stefano PRESENTI!

 

di Alessio Papi

7  Gennaio del 1978, una data che getterà l’Italia in uno dei periodi più brutti i della sua storia.

Da quel momento fu chiaro che la Destra non aveva solo un avversario politico ma un nemico vero e proprio (probabilmente) supportato da pezzi deviati dello stato (Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta furono colpiti dal commando comunista, Stefano Recchioni venne ucciso dai Carabinieri).

Dopo quel tragico evento per alcuni militanti si aprì la via extraparlamentare, per altri fu l’inizio della loro carriera.

Giorgio Almirante avevano permesso all’allora Msi di rimanere insensibile tanto all’estremismo quanto al potere, creando un grande partito di opposizione ma sempre (e nonostante tutto) nell’arco costituzionale. Non sarà così con il suo successore, il “ciambellano” Gianfranco Fini con i suoi degni compari.

Se da giovani parlavano di “rivoluzione”,con la maturità hanno detto di voler cambiare le istituzioni da dentro, una volta diventati sindaci, ministri, sottosegretari e presidenti di regione, hanno gestito in malo modo quel “potere” che hanno sempre detto di voler combattere.

Il risultato di una “fame atavica” e di una bramosia tipica di chi (forse) non ha mai avuto grandi qualità.

A costoro che cercavano un poltrona a tutti i costi non è importato nulla di distruggere un mondo e un’idea nella quale molti avevano creduto e per la quale alcuni avevano dato la vita, hanno camminato sulle loro tombe e sulle loro ossa senza pietà, andando braccetto con quei “democristiani” che una volta additavano a “male assoluto”.

Per questo motivo Franco, Francesco e Stefano sono stati uccisi due volte.

La prima volta dalle armi la seconda da questi “esseri” ignobili che hanno costruito le loro vite distruggendo quelle degli altri .

La destra che non c’è.


14-rid-destra-sinistradi Alessio Papi.

 

Sembra una situazione kafkiana, come nella metamorfosi un uomo si sveglia trasformato in uno scarafaggio e morirà girato sulla schiena per l’impossibilità di rimettersi nella corretta posizione.

Questo è quello che sta avvenendo nella politica italiana dove però il soggetto non è un individuo ma una parte politica.

Qualcuno (Gianfranco Fini) con una fin troppo facile e scontata similitudine ha definito quello Berlusconiano “un ventennio”, e ci ha scritto pure un libro, e quel ventennio che secondo molti è in disfacimento ha generato “cose” alcune delle quali freschissime.

Tralasciando i commenti  su Berlusconi e il berlusconismo  (personalmente ho sempre preferito il primo al secondo) il quadro della pseudo-destra italiana è abbastanza sconsolante.

La scissione del PDL ha portato da una parte al ritorno di Forza Italia con alcuni degli storici fedelissimi di Silvio più alcuni ex-AN folgorati sulla via di Damasco (Matteoli – Gaparri – Polverini  etc.)  e la creazione di una “nuova” (si fa per dire) aggregazione politica chiamata Nuovo Centro Destra, una accozzaglia formata da berluscoidi (vedi Lorenzin) ed ex fascisti d’antan (leggi Augello) con l’unico scopo di spizzicare poltrone e poltroncine di governo.

L a genesi è abbastanza ovvia, Berlusconi ha dovuto barattare con Re Giorgio Napolitano I la creazione e il supporto di ben due governi fantoccio (Monti e Letta), con la propria immunità, soltanto che qualcuno non ha mantenuto le promesse, innescando quella insanabile divisione tra filogovernativi  (gente che sempre e comunque  vuole stare al governo) e chi in qualche maniera ha preferito  dimostrare la  fedeltà al proprio leader.

Quello che stupisce è la compagine che ha “fondato” Nuovo centro Destra e capire cosa li accomuna rimane un mistero (o un ministero perdonatemi il gioco di parole).

Lorenzin e Alfano sono due graziati (ed ingrati) che senza B. non sarebbero mai esistiti.

Mario Mauro (unico cavallo di razza della compagine) un cattolico proveniente da CL, recordman di preferenze con il PDL alle scorse elezioni europee nonché referente italiano del PPE.

Il senatore Andrea Augello già ai tempi di AN rappresentava ideologicamente la destra nella destra, a tratti rautiano, neo-evoliano, se non addirittura neo-pagano.

Gianfranco Fini  il quale non ha bisogno di presentazioni,  prossimo ad imbarcarsi nell’avventura (segnatevi la data di questo post) probabilmente per riprovare a fare ciò che non gli è riuscito nel PDL.

Trovare  un continuum ideologico o valoriale tra questi  soggetti mi sembra improbabile.

L’unico barlume di razionalità è nel fatto che Augello fu uno degli artefici dello scioglimento di AN assecondando i diktat dell’allora segretario Fini.

Va da se che l’improba orda sia il maldestro tentativo di supportare il governo Letta coltivando nel contempo le proprie “clientele” aspettando la prossima tornata elettorale sotto l’occhio sornione del Presidente della Repubblica , il quale in passato non ha mai nascosto la sua benevolenza nei confronti dell’ex Presidente della Camera (Gianfranco Fini).

E gli altri ?

Ecco il vero problema sono  gli altri, e purtroppo non si vede la luce alla fine del tunnel.

In Francia la destra nazionalista di Marine le Pen  vola nei sondaggi rischiando di diventare il primo partito alle prossime elezioni europee,  sigla accordi con le destre  degli altri paesi tranne che in Italia dove, “non ha trovato un omologo credibile”,  la destra che non c’è.

Fratelli d’Italia progetto sulla carta molto buono , paga lo scotto di una eccessiva localizzazione del partito ed una gestione che mal si adatta ad una realtà nazionale.

Insomma per dirla con una battuta l’Italia non è la Garbatella,  e con queste premesse raggiungere percentuali significative rischia di rimanere un miraggio.

Il nobile tentativo di rifare An sembra ancora lontano dall’essere un progetto completo, non basta resuscitare un simbolo o mettere  le mani sui soldi di una fondazione per raccogliere i fasti di un partito che non c’è più.

Una delle regole principali della statistica politica è che la somma di tanti partiti dallo 0 virgola non corrisponde mai alla somma delle percentuali, fattore non indifferente se si considera che alle europee lo sbarramento è al 4%.

Serve costruire una destra che non c’è, nazionalista, popolare se non addirittura populista, che riporti la moralità al centro della politica, l’interesse nazionale in primo piano con posizioni antieuropeiste ove necessario.

Le condizioni politico-sociali sono cambiate dallo scioglimento di AN, riproporla come allora sarebbe  qualcosa  di già vecchio.

Certo, per ora rimane l’unico soggetto nel quale alcuni elettori(speriamo sempre più) possono sperare considerando anche gli incoraggianti sondaggi.

C’è un mondo che va saputo corteggiare e sedurre…

Aspettiamo fiduciosi.

Tra Amarcord e Attualità


Tra Amarcord e Attualità
Tra Amarcord e Attualità

 

di Alessio Papi

 

L’Italia è allo sbando, il Parlamento grazie anche ad un Presidente della Repubblica del quale risulta difficile anche pronunciarne il nome, sembra una visone onirica di felliniana memoria con il suo surreale contorno di nani, ballerine ed esotici animali urlanti.

Il Pd+l e il Pd-l sembrano diventati la caricatura di se stessi, ed i grillini sembrano messi lì più per folklore che per risultato elettorale.

Lo stesso dibattito sulla decadenza di Mr. B sembra frutto della sceneggiatura di un film costruito ad arte (con l’onnipresente corollario di spread ,instabilità ed Europa) per consentire agli attori della farsa “grande coalizione” di sopravvivere alla loro stessa incapacità.

Venti anni di Berlusconi (al quale molti intimi hanno suggerito di farsi da parte), o meglio di berlusconismo (il vero male) ha cambiato il volto politico di questo paese, una sorta di virus che ha contagiato indistintamente tutto l’arco costituzionale.

Ricordo la politica pre-Berlusconi, e ricordo come intorno a casa mia (un quartiere semicentrale di Roma) esistessero nel raggio di 500 metri almeno 3 “sezioni” di partito (Dc – Msi poi An – Pc poi PDS).

Indipendentemente dal colore politico avevano alcune caratteristiche comuni.

Erano il luogo dove i pensionati andavano a giocare a carte, gli studenti vi si ritrovavano dopo scuola, i meno abbienti potevano trovare un supporto o una consulenza legale, burocratica o fiscale in maniera totalmente gratuita, e dove (ovviamente) si parlava di politica e territorio.

C’erano i manifesti scritti a mano attaccati di notte di fronte (o sopra) le serrande del partito avversario, c’erano le occupazioni dei consigli delle allora “circoscrizioni”, c’erano le feste ed i comizi in piazza.

Le elezioni del ’94 grazie alla novità della legge elettorale maggioritaria, furono l’apoteosi della partecipazione civile.

Strade divise in fazioni, manifesti elettorali nelle vetrine dei negozi , piazze mezze blu e mezze rosse, i candidati che prendevano il the nelle case con comitive di anziani.

Ebbi la fortuna di avere come candidato nel collegio elettorale un uomo che in ogni piazza riusciva a spostare voti ed ovviamente fu eletto.

Era Francesco Storace.

Berlusconi era l’uomo che riempiva le piazze, un uomo molto diverso da quello che nel 2005 minacciò la crisi di governo se non approvata la riforma elettorale proporzionale (Calderoli – porcellum), avallata poi da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani e Lega Nord.

Fu l’inizio dello scadimento della politica, le sezioni cominciarono a svuotarsi fino a chiudere, in parlamento arrivarono emeriti sconosciuti spesso dalle qualità più orali che politiche (nell’eccezione più ampia del termine), si annientò tutto quello che nel bene e nel male aveva caratterizzato la partecipazione politica dal dopoguerra.

Un sistema che in qualche maniera  ha sedotto tutti i (presunti) leader allontanando sempre più i cittadini da quella che oggi è diventata senza dubbio una vera e propria “casta”.

Perché dover investire sui territori, pagare affitti di sezioni, organizzare feste se una comparsata a Porta a Porta o Ballarò è gratis ?

Che senso ha confrontarsi con i territori se tanto sono i segretari di partito a decidere gli yesman da mettere in lista ?

Questa è la vera essenza del berlusconismo, un male (non incurabile) che ha creato le Minetti, le Polverini, le Boldrini, i Colaninno Jr. , i Scalfarotto, i Bray, e che continuando l’elenco, potrebbe includere tre quarti del parlamento.

Il berlusconismo è riuscito (se così si può dire) dove strategia della tensione, terrorismo e servizi deviati hanno fallito.

Questo governo sa che se cadrà sarà spazzata via una intera classe politica, ma nonostante ciò per disintossicarsi serviranno ancora tanti (troppi) anni.

 

 

Forza Italia 2 ma…


Forza italia II
Forza italia II

di Alessio Papi

Il messaggio di Berlusconi durante la manifestazione di ieri è stato chiaro, l’intenzione di tornare a Forza Italia, o meglio creare un movimento 2.0.
La condanna arrivata dalla Cassazione è arrivata sul filo di lana della prescrizione, ed è lecito pensare che oltre al giudiziario vi sia una forte connotazione politica, si insomma i giudici cercano di eliminare l’ex-Premier sostituendosi alla  dialettica politica , cercando di colpire dove le urne non riescono.
In questa distorsione della Democrazia che ha già dei connotati grotteschi si aggiungono i vassalli del Re, pronti a chiedere la grazia al Presidente della Repubblica  pur di salvare il loro mentore.
Sono costoro ad avere causato negli anni i danni peggiori.

Una schizofrenia  da tso (trattamento sanitario obbligatorio), che disorienta l’elettore medio e presta il fianco all’avversario.
Rifondare un movimento senza fare ammenda degli errori commessi in passato porterebbe ad una catastrofe politica, un disco rotto che suona sempre la stessa musica.
Il passato è stato (volente o nolente) un florilegio di occasioni perse,  di errori marchiani, loschi figuri e parecchie figuracce .
Tornano alla mente le vicende  imbarazzanti che hanno avuto per protagonisti gli Scajola, i Bertolaso, i Fitto e gli Scilipoti, solo per citare alcuni, per non parlare poi della mancata riforma della magistratura, la legge sull’immigrazione,  le polemiche sulle presunte leggi ad personam, e lo “scandalo Ruby” che  indipendentemente dalla rilevanza penale ,è  stata comunque una vicenda boccaccesca dove ha trionfato il cattivo gusto , una vicenda  deleteria per l’immagine di un Premier.
Serve un bagno di umiltà e un buona dose di mea culpa, perché una grande occasione si prospetta per il futuro.
Una operazione che fatta con metodo può ricompattare tutte le più diverse identità del centrodestra e nella quale molti
credono …

Staremo a vedere …
BUONE VACANZE !