Quei Ragazzi uccisi due volte.


Franco Francesco Stefano PRESENTI!
Franco Francesco Stefano PRESENTI!

 

di Alessio Papi

7  Gennaio del 1978, una data che getterà l’Italia in uno dei periodi più brutti i della sua storia.

Da quel momento fu chiaro che la Destra non aveva solo un avversario politico ma un nemico vero e proprio (probabilmente) supportato da pezzi deviati dello stato (Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta furono colpiti dal commando comunista, Stefano Recchioni venne ucciso dai Carabinieri).

Dopo quel tragico evento per alcuni militanti si aprì la via extraparlamentare, per altri fu l’inizio della loro carriera.

Giorgio Almirante avevano permesso all’allora Msi di rimanere insensibile tanto all’estremismo quanto al potere, creando un grande partito di opposizione ma sempre (e nonostante tutto) nell’arco costituzionale. Non sarà così con il suo successore, il “ciambellano” Gianfranco Fini con i suoi degni compari.

Se da giovani parlavano di “rivoluzione”,con la maturità hanno detto di voler cambiare le istituzioni da dentro, una volta diventati sindaci, ministri, sottosegretari e presidenti di regione, hanno gestito in malo modo quel “potere” che hanno sempre detto di voler combattere.

Il risultato di una “fame atavica” e di una bramosia tipica di chi (forse) non ha mai avuto grandi qualità.

A costoro che cercavano un poltrona a tutti i costi non è importato nulla di distruggere un mondo e un’idea nella quale molti avevano creduto e per la quale alcuni avevano dato la vita, hanno camminato sulle loro tombe e sulle loro ossa senza pietà, andando braccetto con quei “democristiani” che una volta additavano a “male assoluto”.

Per questo motivo Franco, Francesco e Stefano sono stati uccisi due volte.

La prima volta dalle armi la seconda da questi “esseri” ignobili che hanno costruito le loro vite distruggendo quelle degli altri .

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La Destra deve osare.


dmaking ani Alessio Papi

Vent’anni di berlusconismo (e non di Berlusconi) hanno fatto tanti danni,  non solo dal punto di vista sociale (almeno così dicono i radical-chic) e politico ma anche dal punto di vista partitico e scusate il gioco di parole.
Gianfranco Fini  certo ha dato una bella botta alla destra ma non ne è stato l’unico carnefice.
Fa sorridere che coloro che in Alleanza Nazionale si dichiaravano “duri e puri”,  la destra post-fascista tanto a destra da essere alla sinistra di Bertinotti (teoria degli opposti estremismi), oggi gozzovigliano allegramente in quel partito chiamato Nuovo Centrodestra che oltre a reggere il moccolo ad un improbabile governo ha un logo e nome da società di servizio limousine (per essere gentile) .
Costoro hanno dei nomi, si chiamano Augello, Piso, Saltamartini, personaggi che oggi vanno a braccetto con la peggior feccia politica, quei democristiani di serie B che per anni hanno additato a “male assoluto”.
Il resto della diaspora non è messa meglio.
Fratelli d’Italia sembra un circo di periferia, con attori improbabili e male assortiti, un frullato tra settarismo, identitarismo ed imprecisato liberismo, dove l’imprenditore di razza è costretto a convivere con l’amico di Ligresti e la zarina convinta che l’Italia non sia altro che una Garbatella un po’ più grande.
Il resto è puro folklore, un gruppo di dinosauri in via di estinzione a causa della scarsità di risorse.
Non è un caso che la Le Pen nell’ottica di un grande movimento europeo  abbia dovuto guardare alla Lega  come interlocutore (il che mette profonda tristezza).
Cosa è mancato in questi anni?
Se da una parte l’asservimento (idiota) a Berlusconi ha di fatto snaturato un’area, dall’altra parte nessuno ha saputo mantenere una identità  o cavalcare (anche in maniera utilitaristica) un malessere che aleggiava nell’aria (oggi esploso con i forconi),  il tutto non per timidezza ma semplicemente per incapacità o pura convenienza.
I temi “storici” di una “certa destra”  lavoro, economia, immigrazione, europa  e società da una parte sono stati completamente abbandonati,  dall’altra se ne è parlato in maniera errata con un linguaggio becero e fuori dal tempo con i risultati che (purtroppo) tutti conosciamo.
Una empasse che neanche gli “intellettuali” hanno saputo o hanno provato a superare, costretti a mediare e moderare le loro idee  per  non urtare il politicante di turno che in qualche maniera gli garantisse il piatto di minestra.
Manca la misura, “l’autore”,  un personaggio autorevole e presentabile che riesca in qualche maniera a rinnovare e a far convergere una consistente fetta di elettorato che indipendentemente dal simbolo è data tra il 16 ed il 18 %.
Occorre un linguaggio nuovo, la politica dei proclami e degli slogan non affascina più, la gente ha problemi reali e chiede delle risposte programmatiche concrete a volte populiste, al limite del grillismo.
E’ inutile negarlo, molti dei temi “forti” del movimento 5 stelle sono argomenti che prima ancora di Alleanza Nazionale erano nell’agenda del M.S.I. , quando esisteva una destra non annacquata dal pudico (si fa per dire) prefisso “centro”.
Siamo in un’epoca di radicalizzazione, in un momento di piena crisi politica, economica e morale, dove una “casta” trasversale che va dalla finanza alla stampa, ai funzionari di partito vuole mantenere lo “status quo” con ogni mezzo, sovvertendo le regole democratiche anche mediante un governo (quello Letta), che di fatto non ha votato nessuno.
Non è un caso che ognuna delle categorie sopracitate cerchi di sminuire quanto sta accadendo nel nostro paese in questi  giorni.
Ognuna è spaventata perché sa che alla prima crepa si avvierebbe l’effetto domino sulle altre rompendo quell’equilibrio che le ha rimpinguate fino ad oggi.
La Leader della destra francese lo ha capito benissimo, è sa sfruttare al meglio le proprie peculiarità.
Anzitutto è una donna, per di più colta ed elegante, caratteristiche difficilmente riscontrabili nell’attuale classe politica italiana.
Ha saputo far leva sulla sensibilità e le problematiche dei francesi (mentre da noi si litiga ancora sull’imu e l’immunità a mr. B), con un linguaggio nuovo che da una parte ha sedotto, dall’altro ha rilanciato l’orgoglio nazionale attraverso tematiche sentite e di attualità infischiandosene di benpensanti e campagne stampa avverse.
“Ha osato” senza mai scadere,  è riuscita dove aveva fallito anche l’illustre genitore.
Noi Italiani differenza dei cugini d’oltralpe (ma soprattutto i politici) “teniamo famiglia” e di conseguenza, preferiamo la sicurezza ed il confort di una poltroncina (o addirittura un di umile sgabello), alla creazione di un ipotetico consenso, quanti pseudo leader di destra non appartengono alla casta?
Costoro (come il nuovo idolo della sinistra Renzi) appartengono alla  stessa specie  che dicono di voler cancellare …. È evidente che qualcosa non torna o quantomeno c’è un problema di congruenza.
Farne oggi un problema di nome o di simbolo è un esercizio più per disonesti  che per ingenui,  sarebbe come pensare di migliorare un vino scadente semplicemente applicando una etichetta prestigiosa.
E’ una questione di contenuto e di personaggi.
Coloro che hanno avuto un ruolo(anche marginale) nella politica degli ultimi 20 anni sono anche quelli che questa situazione l’hanno creata e quindi, sono parte del problema e non della soluzione.
Bisogna tornare ad osare, volare alti fregandosene, se necessario, anche dei possibili equilibri di ipotetiche coalizioni elettorali.
Che la destra sia tale e nuova,  e non la fotocopia scolorita di una tessera di Alleanza Nazionale.

Tra Amarcord e Attualità


Tra Amarcord e Attualità
Tra Amarcord e Attualità

 

di Alessio Papi

 

L’Italia è allo sbando, il Parlamento grazie anche ad un Presidente della Repubblica del quale risulta difficile anche pronunciarne il nome, sembra una visone onirica di felliniana memoria con il suo surreale contorno di nani, ballerine ed esotici animali urlanti.

Il Pd+l e il Pd-l sembrano diventati la caricatura di se stessi, ed i grillini sembrano messi lì più per folklore che per risultato elettorale.

Lo stesso dibattito sulla decadenza di Mr. B sembra frutto della sceneggiatura di un film costruito ad arte (con l’onnipresente corollario di spread ,instabilità ed Europa) per consentire agli attori della farsa “grande coalizione” di sopravvivere alla loro stessa incapacità.

Venti anni di Berlusconi (al quale molti intimi hanno suggerito di farsi da parte), o meglio di berlusconismo (il vero male) ha cambiato il volto politico di questo paese, una sorta di virus che ha contagiato indistintamente tutto l’arco costituzionale.

Ricordo la politica pre-Berlusconi, e ricordo come intorno a casa mia (un quartiere semicentrale di Roma) esistessero nel raggio di 500 metri almeno 3 “sezioni” di partito (Dc – Msi poi An – Pc poi PDS).

Indipendentemente dal colore politico avevano alcune caratteristiche comuni.

Erano il luogo dove i pensionati andavano a giocare a carte, gli studenti vi si ritrovavano dopo scuola, i meno abbienti potevano trovare un supporto o una consulenza legale, burocratica o fiscale in maniera totalmente gratuita, e dove (ovviamente) si parlava di politica e territorio.

C’erano i manifesti scritti a mano attaccati di notte di fronte (o sopra) le serrande del partito avversario, c’erano le occupazioni dei consigli delle allora “circoscrizioni”, c’erano le feste ed i comizi in piazza.

Le elezioni del ’94 grazie alla novità della legge elettorale maggioritaria, furono l’apoteosi della partecipazione civile.

Strade divise in fazioni, manifesti elettorali nelle vetrine dei negozi , piazze mezze blu e mezze rosse, i candidati che prendevano il the nelle case con comitive di anziani.

Ebbi la fortuna di avere come candidato nel collegio elettorale un uomo che in ogni piazza riusciva a spostare voti ed ovviamente fu eletto.

Era Francesco Storace.

Berlusconi era l’uomo che riempiva le piazze, un uomo molto diverso da quello che nel 2005 minacciò la crisi di governo se non approvata la riforma elettorale proporzionale (Calderoli – porcellum), avallata poi da Forza Italia, Alleanza Nazionale, Unione dei Democratici Cristiani e Lega Nord.

Fu l’inizio dello scadimento della politica, le sezioni cominciarono a svuotarsi fino a chiudere, in parlamento arrivarono emeriti sconosciuti spesso dalle qualità più orali che politiche (nell’eccezione più ampia del termine), si annientò tutto quello che nel bene e nel male aveva caratterizzato la partecipazione politica dal dopoguerra.

Un sistema che in qualche maniera  ha sedotto tutti i (presunti) leader allontanando sempre più i cittadini da quella che oggi è diventata senza dubbio una vera e propria “casta”.

Perché dover investire sui territori, pagare affitti di sezioni, organizzare feste se una comparsata a Porta a Porta o Ballarò è gratis ?

Che senso ha confrontarsi con i territori se tanto sono i segretari di partito a decidere gli yesman da mettere in lista ?

Questa è la vera essenza del berlusconismo, un male (non incurabile) che ha creato le Minetti, le Polverini, le Boldrini, i Colaninno Jr. , i Scalfarotto, i Bray, e che continuando l’elenco, potrebbe includere tre quarti del parlamento.

Il berlusconismo è riuscito (se così si può dire) dove strategia della tensione, terrorismo e servizi deviati hanno fallito.

Questo governo sa che se cadrà sarà spazzata via una intera classe politica, ma nonostante ciò per disintossicarsi serviranno ancora tanti (troppi) anni.

 

 

Segui la scia dei soldi.


L'oro di AN
L’oro di AN

di Alessio Papi

“Se vuoi sapere la verità segui la scia dei soldi” così Al Pacino nel film “The Insider”, ottimo consiglio per comprendere i futuri scenari .

Facciamo un passo indietro ed andiamo con ordine.

Era il 2009 quando AN si sciolse nel PDL e qualche vecchia volpe pensò di creare una fondazione nella quale far confluire l’immenso patrimonio del partito (anche per evitare di portarlo in dote al pdl) .

Patrimonio del quale non si saprà più nulla salvo per la casa di Montecarlo venduta a prezzo di saldo al “cognatino” di Gianfranco Fini (nel frattempo uscito dal Pdl), vicenda che oggi si fa “casualmente” finta di dimenticare.

Nel Marzo del 2012 alcuni militanti di La Destra occupano un appartamento ai parioli lascito della contessa Colleoni (la stessa della casa del Principato) nel quale successivamente Storace portò la sede del proprio partito, lasciandola comunque a disposizione di tutta una comunità.

E’ quantomeno sospetto che oggi “qualcuno” ne rivendichi in maniera così veemente la proprietà.

La questione più che patrimoniale oggi è politica.

E’ nell’aria l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti (personalmente credo la giusta via sia quella della riduzione) pena la piazza con il forcone, il Pd vacilla sotto i colpi del martello renziano ed il governo Letta ha i mesi contati considerando che ad oggi non ne ha azzeccata una.

In un quadro politico destinato rapidamente a cambiare con situazioni impensabili fino a pochi anni fa gli ex AN rimasti nel Pdl sono in emergenza.

L’amletico dubbio è tra andarsene volontariamente o essere “accompagnati alla porta”.

La Russa nel 2009 dichiarava che “il Pdl non è la fine ma un nuovo inizio” infatti, oggi è tra i fondatori di Fratelli d’Italia movimento creato in laboratorio per garantirsi un sostegno nel ramo destro del Parlamento.

La rifondazione di Forza Italia da una parte servirà a spostare i “margheritini” magari con Enrico Letta candidato a premier, dall’altra renderà sempre più urgente un trasloco degli ex post-fascisti.

Non è un segreto, ma Berlusconi sa che esistono vecchie ruggini tra vecchi e nuovi “ospiti”, ed i “lettiani” hanno posto come condizione alla formazione del “nuovo centro” la fuoriuscita dei flammati, e in termini elettorali l’ago della bilancia pende a vantaggio dei centristi.

Se questa visione per molti apocalittica dovesse avverarsi, gli ex-An si ritroverebbero non solo senza un partito, ma anche senza casa o meglio, senza sedi e senza finanziamenti, è chiaro (almeno per loro) l’urgenza di mettere le mani sul patrimonio della Fondazione.

L’evolversi della situazione ci dirà dove andremo a Fini-re…. ci aspetta un autunno con colpi di scena e fuochi d’artificio.

Starà al mondo “di Destra” decidere se essere spettatori o attori di questo futuro molto prossimo .

Coloro che oggi cercano di fornire soluzioni sono gli stessi soggetti che questo stato delle cose lo hanno creato….  ma si sa i soldi troppo spesso mettono tutti d’accordo.

In alto a destra


di Alessio Papi

In Alto a Destra
In Alto a Destra

Le prime compagini che diedero poi vita al Movimento Futurista erano accomunate da un tratto distintivo che le distingueva dai movimenti culturali fino ad allora esistiti.

Un totale disprezzo per i cosiddetti “intellettuali”.

Li consideravano “inutili parolai”, gente alla ricerca di un padrone sempre più ricco da corteggiare che gli garantisse agiate prebende.

Questo dibattito sulla “nuova destra” (o presunta tale) non mi appassiona.

Da un lato un roboante chiacchiericcio su improbabili tematiche identitarie, dall’altro il continuo tirare in ballo Giorgio Almirante, fondatore del Msi.

Giorgio Almirante per i suoi tempi fu un innovatore. Quando trasformò l’Msi in Msi – Destra Nazionale comprese che l’unico modo di creare un grande partito era quello di aprire a tutte le istanze della geografia politica che andavano dal centro all’estrema destra.

Se all’epoca una grande destra era possibile solo unendo repubblicani, liberali, cattolici, monarchici, ex fascisti e neo evoliani, oggi si intravede solo un interessato conservatorismo, figlio non di onanismi ideologici, bensì maldestro tentativo di conservare rendite di posizione.

L’impressione che se ne riceve (ignorata dai più) è quella che nel gergo imprenditoriale si chiama “il pacco al cinese”.

Si cerca di vendere all’ignaro miliardario proveniente dall’estremo oriente un’azienda decotta e piena di debiti facendola passare per un’impresa virtuosa. Ma è pur vero che siamo in Italia, dove anziché sanzionarli, si premiano gli amministratori delle aziende che falliscono.

Dove erano tutti questi “fini intellettuali” mentre un mondo (il nostro) si dissolveva a colpi di berluskonite?

Come mai si preoccupano tanto della destra proprio adesso?

Sarà mica per il timore che il ritorno di Forza Italia neghi loro il posto al sole?

Benché si provi a distogliere l’attenzione di militanti e simpatizzanti con amene masturbazioni mentali il problema è sostanziale, quello di una dirigenza desueta che ha fallito e che va in qualche maniera sostituita.

Non è una mera questione anagrafica, ci sono giovani che nascono vecchi e ci sono vecchi che muoiono giovani.

Abbiamo bisogno di un segnale ed è palese che coloro che questa situazione l’hanno creata con i loro personalismi e i loro artifici politici non possono districare la matassa.

L’inesistenza del cosiddetto “voto d’opinione”  è la dimostrazione lampante dell’inadeguatezza dell’attuale vertice.

Si possono anche incolpare direttori dei Tg, media e giornalisti per la scarsa attenzione, ma che senso ha fare pubblicità se non si ha un prodotto da vendere o comunque con un packaging accattivante?

I militanti e i simpatizzanti sono i veri “proprietari” di un movimento.

Non bisogna solo “guardare a destra”. Oggi che la politica è cambiata la vera leadership sta nell’avere il coraggio di guardare  “in alto a destra”.

 

E se ci fosse un solo leader possibile ?


Fini come Lazzaro ?
Fini come Lazzaro ?

di Alessio Papi

Quello che sta avvenendo a destra sembra uscito da una commedia grottesca.

Trombati, diseredati e fuoriusciti parlano di programmi, ideali, modernizzazione di un movimento, ma fuori dall’anglofono “next-An” non si vede alcuno spiraglio di lucidità.

I motivi sono (forse) noti le colpe anche, a cominciare dai protagonisti della vicenda.

E’ curioso come coloro che sono i veri artefici della disfatta oggi si propongano tra costituenti e assemblee come i “salvatori della patria”.

L’ex sindaco di Roma ne è uno degli esempi più lampanti, ha avuto un’occasione irripetibile, ma grazie a scandaletti, compagni di merende, ed una esperienza amministrativa “troppo moderata” è riuscito a lasciare a casa la metà degli elettori romani.

Stesso discorso per il leader de La Destra, partito il cui risultato elettorale da prefisso telefonico, è tutto merito di una manciata di eroici candidati locali (alle amministrative il rapporto lista/preferenza è dell’80 %), il quale è nella oggettiva incapacità di attrarre il voto d’opinione  da una parte per l’abitudine di circondarsi di “yesman” (così sono contenti gli anglofoni) dall’altra per una parossistica personalizzazione del movimento di stampo berlusconiano (ma con risultati totalmente diversi).

 Su Fratelli d’Italia farsi un’opinione è difficile, ma c’è il forte sospetto che sia stato creato in un laboratorio di Palazzo Grazioli.

C’è poi (o meglio c’era), “l’altra destra” quella dei Granata, Bocchino, Croppi, improvvisamente fulminati dalla politica “green”che flirtano con i verdi , ma probabilmente verde è anche qualcosa che si sono fumati.

Insomma un pantano nel quale per anni un uomo solo è riuscito a non affondare, perché in fondo ha nel DNA i cromosomi del Leader con L maiuscola.

Di Gianfranco Fini ne abbiamo detto e scritto di tutto, nel bene e nel male.

Da eroe nazionale ai tempi di AN a peggior appestato del periodo Fli – Monti.

Certo la lista degli errori è corposa, a cominciare dallo scioglimento di An, la vicenda Montecarlo, Fli ed infine la deriva montiana, ma a sua discolpa bisogna dire che non era solo.

Troppi compresi coloro che oggi fanno i “rifondaroli”, non hanno detto no, mentre altri successivamente l’hanno “mal consigliato” per ruggini personali con l’ex-premier, gli stessi che oggi hanno trovato una irrefrenabile vocazione ambientalista.

Spesso oltre alle amicizie si sbagliano anche le compagne  e su probabile “istigazione familiare” Fini in questi ultimi anni ha cercato degli spazi non suoi, con il risultato oggi è sotto gli occhi di tutti.

Sarebbe però un ulteriore errore cercare di non ricompattare un mondo che nonostante tutto continuiamo ad amare.

L’opera di riconciliazione sarebbe dolorosa, Gianfranco Fini dovrebbe presentarsi al “suo” Popolo con il capo cosparso di cenere facendo ammenda degli errori commessi, chiedere scusa come un bravo scolaretto che si è reso conto di aver frequentato cattive compagnie.

Uno scatto di orgoglio e umiltà che dovrebbero fare tutti, per salvare una comunità e creare una alternativa credibile, perché da quando “eravamo giovani” abbiamo sempre creduto in progetto politico e non in una poltrona.

Dove eravamo rimasti ?


Governo Lettadi Alessio Papi

Dove eravamo rimasti ?

Bella domanda, sembra una di quelle affermazioni retoriche che si usano per riprendere una discussione nella quale non si ha niente da dire.

Certo è che questo governo pd+l pd-l più che fatto in provetta sembra fatto al circo .

C’è di tutto….. la coppia bipartisan che sembra uscita da una sceneggiatura di Vanzina, “l’esotica” da centro sociale e la sportiva (la quale non si capisce perché dovrebbe stare in politica), la radical chic terzomondista-fancazzista e ricca uscita da un film di Nanni Moretti, un ministro della difesa che non si difende neanche dalle zanzare (a proposito i marò sono ancora in India), la ministra magnapreti che c’è (e a noi comuni mortali non e stato reso noto il perchè ) nonostante il suo partito non esista in parlamento.

Il quadretto si completa con un vice-premier avatar di se stesso (sarà la non-pettinatura), e con un premier tutto sommato neanche pessimo (parla correttamente 4 lingue ed ha un pedigree di tutto rispetto) che purtroppo vista la compagine della quale è a capo è costretto alla politica del “sicuramente ma non credo”.

Dal suo insediamento questo governo ancora non ha prodotto nulla, i provvedimenti più eclatanti sono un contromano con tanto di scorta della Kyenge (un esempio di perfetta integrazione), gli scontrini dei grillini (pupazzi dei quali profeticamente ne avevo previsto la sorte mesi addietro), e parlare di carceri sovraffollate(ma se sei in carcere non è mica perché hai parcheggiato in doppia fila), mentre le imprese chiudono, la gente si suicida per la crisi e gli stranieri sembra siano stati presi da una improvvisa voglia di delinquere.

Il leader dell’opposizione ? Anzitutto esiste una opposizione ? considerando che il Silvio Nazionale è uno degli artefici di questo governo (almeno così dice).

Alcune sue uscite sono formalmente corrette ma peccano nella coerenza.

Parafrasando il rag. Ugo Fantozzi il Governo Monti è stato una cagata pazzesca, questo ormai lo affermano anche i bocconiani più estremisti, eppure il pd+l gli ha retto il moccolo forse perché dimettersi in massa era troppo scontato (e dignitoso).

Con l’Europa e quei figli di troika (perdonate la scontatezza della battuta), ha detto che bisogna “puntare i piedi” giusto …. Ma scusi signor Silvio, lei era a capo del governo fino a 2 anni fa… non ci poteva pensare un pelino prima e magari ci trovavamo anche 2 spicci in tasca ?

Ora capisco che ha qualche problema giudiziario (poteva scegliere meglio i commensali), ma arrivare a farsi un “esercito” personale come Idi Amin Dada (accusato per altro di cannibalismo), mi sembra parossistico, d’altronde i risultati elettorali delle amministrative dove anche buoni amministratori hanno fallito(soprattutto a causa dell’’alto astensionismo), mi sembra un campanello d’allarme piuttosto significativo.

I cittadini complice la crisi, hanno perso la pazienza, e in futuro la perderanno ancora di più, hanno bisogno di segnali nuovi e concreti a cominciare da una legge elettorale che ridimensioni i (non)leader di partito e che torni a rendere protagonisti della politica i territori, e il futuro non può che essere la reintroduzione del mattarellum magari a doppio turno cosa che questo governo dovrebbe affrettarsi a fare per poi dimettersi.

Nel contempo è auspicabile un superamento del berlusconismo spinto che nato in condizioni socio economiche diverse ha ormai esaurito il suo ciclo vitale.

Serve un nuovo centrodestra, ma soprattutto una nuova destra che sappia riaccendere in chiave moderna la fiamma di valori tradizionali.

Il cane da guardia di una coalizione da ricreare e rinnovare, che riporti i cittadici al centro della politica per ricominciare lì dove eravamo rimasti.