Quei Ragazzi uccisi due volte.


Franco Francesco Stefano PRESENTI!
Franco Francesco Stefano PRESENTI!

 

di Alessio Papi

7  Gennaio del 1978, una data che getterà l’Italia in uno dei periodi più brutti i della sua storia.

Da quel momento fu chiaro che la Destra non aveva solo un avversario politico ma un nemico vero e proprio (probabilmente) supportato da pezzi deviati dello stato (Franco Bigonzetti e Francesco Ciavatta furono colpiti dal commando comunista, Stefano Recchioni venne ucciso dai Carabinieri).

Dopo quel tragico evento per alcuni militanti si aprì la via extraparlamentare, per altri fu l’inizio della loro carriera.

Giorgio Almirante avevano permesso all’allora Msi di rimanere insensibile tanto all’estremismo quanto al potere, creando un grande partito di opposizione ma sempre (e nonostante tutto) nell’arco costituzionale. Non sarà così con il suo successore, il “ciambellano” Gianfranco Fini con i suoi degni compari.

Se da giovani parlavano di “rivoluzione”,con la maturità hanno detto di voler cambiare le istituzioni da dentro, una volta diventati sindaci, ministri, sottosegretari e presidenti di regione, hanno gestito in malo modo quel “potere” che hanno sempre detto di voler combattere.

Il risultato di una “fame atavica” e di una bramosia tipica di chi (forse) non ha mai avuto grandi qualità.

A costoro che cercavano un poltrona a tutti i costi non è importato nulla di distruggere un mondo e un’idea nella quale molti avevano creduto e per la quale alcuni avevano dato la vita, hanno camminato sulle loro tombe e sulle loro ossa senza pietà, andando braccetto con quei “democristiani” che una volta additavano a “male assoluto”.

Per questo motivo Franco, Francesco e Stefano sono stati uccisi due volte.

La prima volta dalle armi la seconda da questi “esseri” ignobili che hanno costruito le loro vite distruggendo quelle degli altri .

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In alto a destra


di Alessio Papi

In Alto a Destra
In Alto a Destra

Le prime compagini che diedero poi vita al Movimento Futurista erano accomunate da un tratto distintivo che le distingueva dai movimenti culturali fino ad allora esistiti.

Un totale disprezzo per i cosiddetti “intellettuali”.

Li consideravano “inutili parolai”, gente alla ricerca di un padrone sempre più ricco da corteggiare che gli garantisse agiate prebende.

Questo dibattito sulla “nuova destra” (o presunta tale) non mi appassiona.

Da un lato un roboante chiacchiericcio su improbabili tematiche identitarie, dall’altro il continuo tirare in ballo Giorgio Almirante, fondatore del Msi.

Giorgio Almirante per i suoi tempi fu un innovatore. Quando trasformò l’Msi in Msi – Destra Nazionale comprese che l’unico modo di creare un grande partito era quello di aprire a tutte le istanze della geografia politica che andavano dal centro all’estrema destra.

Se all’epoca una grande destra era possibile solo unendo repubblicani, liberali, cattolici, monarchici, ex fascisti e neo evoliani, oggi si intravede solo un interessato conservatorismo, figlio non di onanismi ideologici, bensì maldestro tentativo di conservare rendite di posizione.

L’impressione che se ne riceve (ignorata dai più) è quella che nel gergo imprenditoriale si chiama “il pacco al cinese”.

Si cerca di vendere all’ignaro miliardario proveniente dall’estremo oriente un’azienda decotta e piena di debiti facendola passare per un’impresa virtuosa. Ma è pur vero che siamo in Italia, dove anziché sanzionarli, si premiano gli amministratori delle aziende che falliscono.

Dove erano tutti questi “fini intellettuali” mentre un mondo (il nostro) si dissolveva a colpi di berluskonite?

Come mai si preoccupano tanto della destra proprio adesso?

Sarà mica per il timore che il ritorno di Forza Italia neghi loro il posto al sole?

Benché si provi a distogliere l’attenzione di militanti e simpatizzanti con amene masturbazioni mentali il problema è sostanziale, quello di una dirigenza desueta che ha fallito e che va in qualche maniera sostituita.

Non è una mera questione anagrafica, ci sono giovani che nascono vecchi e ci sono vecchi che muoiono giovani.

Abbiamo bisogno di un segnale ed è palese che coloro che questa situazione l’hanno creata con i loro personalismi e i loro artifici politici non possono districare la matassa.

L’inesistenza del cosiddetto “voto d’opinione”  è la dimostrazione lampante dell’inadeguatezza dell’attuale vertice.

Si possono anche incolpare direttori dei Tg, media e giornalisti per la scarsa attenzione, ma che senso ha fare pubblicità se non si ha un prodotto da vendere o comunque con un packaging accattivante?

I militanti e i simpatizzanti sono i veri “proprietari” di un movimento.

Non bisogna solo “guardare a destra”. Oggi che la politica è cambiata la vera leadership sta nell’avere il coraggio di guardare  “in alto a destra”.

 

Caro Francesco ti scrivo.


di Alessio Papi

Caro Francesco ti scrivo,

potrebbe iniziare così questo pezzo , come un amico che scrive ad un altro, ma in realtà è una riflessione di carattere politico.

Piaccia o non piaccia (a me non piace), anche la politica si sta globalizzando.

Da qui a breve  (i segnali ci sono tutti) assisteremo ad crollo dei partiti a cui siamo abituati, primo fra tutti il PDL sempre più incapace di rinnovarsi, troppo ancorato a schemi personalistici, incapace di sopravvivere a vedette e saltimbanchi  finirà per essere fagocitato da se stesso.

Diviene  a questo punto necessario interrogarsi sul futuro (neanche troppo prossimo) sul tipo di “destra” che vogliamo essere, su quali valori dobbiamo puntare, soprattutto capire in che modo confrontarsi con un mondo o perlomeno un’ Europa che in qualche maniera ci opprime sempre più.

Marine Le Pen ha cambiato il Front National ammodernandolo, depurandolo da tutti quegli orpelli folkloristici ereditati dal padre.

Ha cominciato a parlare di economia, valori e  assetti internazionali, con il risultato di aver fatto decollare il partito specialmente tra i giovani tra i 18 ed i 24 anni.

La “destra” (pdl) italiana ha fallito cedendo al liberismo più sfrenato ed al parossismo televisivo (ma non poteva fare altrimenti).

L’Europa ci sta strangolando perché è nata morta, ha abdicato al mero interesse monetario l’identità e la storia delle Nazioni, anteponendo l’economia al cittadino

Sul fronte sociale ed economico bisognerebbe ricominciare a parlare all’elettorato nazional-popolare schiacciato dalla crisi economica, spiegare l’economia sociale di mercato, i guasti della p.a. che frenano lo sviluppo, affrontando i problemi legati a sicurezza ed immigrazione utilizzando  un linguaggio nuovo, che sia scevro da pregiudizi e posizioni  preconcette.

Bisogna costruire una destra che sappia essere di governo e di opposizione, internazionale ma non internazionalista, che sia aperta ed attenta ai cambiamenti , composta da bravi politici e bravi amministratori, che (piaccia o non piaccia) sappiano dialogare con tutti,  anche con quei  “salotti” dove troppo spesso si sono decise le sorti di questo Paese.

Una Destra che raccolga in toto l’eredità del grande Giorgio Almirante, senza la tentazione di un maldestro  lifting.

Caro Francesco noi ci siamo.

Buon Lavoro !

Il Futuro è nel Passato


 di Alessio Papi

La manifestazione di Sabato 3 Marzo ha lasciato il segno.

L’affluenza oceanica ha dimostrato come sia possibile portare avanti un pensiero “non conforme” e coinvolgere migliaia di persone.

Ma è venuto il momento di interrogarci su chi siamo e chi volgiamo essere, che tipo di destra siamo e vogliamo diventare.

Guardare ad astratti futurismi non ha senso, specialmente quando la destra (e non un annacquato centro-destra), può vantare un patrimonio culturale a livello nazionale ed internazionale come pochi.

Sarebbe un peccato (pur nella sua grandezza) limitarsi a Giorgio Almirante.

Una destra moderna, di uno stato laico che però abbia una forte coscienza delle peculiarità culturali, ha necessità di riscoprire i suoi grandi padri, pensare all’Europa dei Popoli sognata da Mazzini, l’economica sociale di mercato di Adenauer le grandi riforme di miti della politica come la Thatcher e Reagan.

In un’ ottica che premia l’idea (e non l’ideologia), è necessario farsi portatori (sani) di grandi battaglie culturali.

Questa Europa non ci piace perchè costruita con una forzata “fusione fredda” di tipo esclusivamente monetarista, che ha ignorato il passato e la storia dei singoli popoli.

Chi non ricorda il passato difficilmente potrà capire il futuro.

L’attualità ci presenta moltissimi occasioni di riflessione, il compito della “buona politica” è fornire il proprio punto di vista per la soluzione dei problemi delle persone e della società.

Di seguito alcuni spunt, alcuni temi “visti da Destra”.

Ovviamente sono osservazioni personali e possono essere non condivisibili, ma vogliono indurre ad aprire un dibattito.

Concludo con una citazione cara al Popolo tibetano “Il Futuro è nel Passato” .

Ce lo dovremmo ricordare più spesso.

EUROPA: E’ necessario riportare la Banca d’Italia sotto il controllo del Tesoro perché le banche centrali devono essere di proprietà degli stati (attuazione legge 262/2005) .

 ECONOMIA: In un’economia stagnante è necessario potenziare gli ammortizzatori sociali (in particolare il sussidio di disoccupazione salvaguardando l’art. 18), ma anche ridare impulso all’industria in un paese che non produce più.

No alla cassa integrazione per chi delocalizza le manifatture, introduzione del salario geografico per incentivare gli investimenti nel meridione, defiscalizzazione degli investimenti produttivi, e tassazione delle rendite finanziarie, restrizioni e tutela del marchio “Made in Italy”, riduzione della pressione fiscale e delle accise sui carburanti con il gettito recuperato dall’evasione, sospensione automatica delle pendenze Equitalia per le imprese che vantano crediti nei confronti della P.A.

 

POLITICA E FINANZA: Per garantire la trasparenza è giusto che cittadini e risparmiatori sappiano come vengono utilizzati i loro soldi.

Obbligo per le banche della pubblicazione degli emolumenti dei Cda e del Management apicale, redditi pubblici per chi ha incarichi politici elettivi e fiduciari.

SUSSIDIARIETA’ E FAMIGLIA: Nel nostro sistema sociale ci sono troppe incongruenze.

E’ necessaria una seria riforma delle pensioni sociali, l’istituzione di graduatorie assistenziali separate per i non italiani, mantenimento dei sussidi, housing sociale e (in un auspicabile futuro)

accesso al mutuo sociale ai soli italiani.

Revoca immediata delle pensioni sociali pagate a soggetti non italiani residenti all’estero, lotta al lavoro nero, detassazione per i proprietari che locano a prezzi convenzionati.

A tutela della famiglia è necessario che la donna possa riappropriarsi della sua identità potendo esprimere al meglio le proprie potenzialità come mamma e lavoratrice.

Incentivi al telelavoro, ristrutturazione della rete degli asili nido con particolare attenzione a quelli aziendali, favorire la flessibilità di orario, estensione dell’obbligo del congedo familiare ai padri, migliorare le strutture didattiche di supporto nelle scuole elementari, non è tollerabile che la presenza di figli di immigrati con problemi linguistici produca a intere classi ritardi nell’apprendimento.

 

SICUREZZA E IMMIGRAZIONE: I numeri sono sotto gli occhi di tutti, i reati sono in costante aumento, le carceri sono sovraffollate, e l’irregolarità dilaga.

Introdurre l’obbligo di presentazione del permesso di soggiorno, il quale deve essere vincolato al mantenimento del posto di lavoro (con una sospensione di max. 3 mesi), e nel caso di

lavoratori autonomi alla dimostrazione di produrre un reddito adeguato al mantenimento del proprio nucleo familiare.

Modifica dell’art. 27 della Costituzione nel riferimento “devono tendere alla rieducazione del condannato”, e l’introduzione dell’obbligo di lavori socialmente utili nel periodo di detenzione.

Introduzione del “three strikes law” per l’aumento esponenziale delle pene per i soggetti recidivi. Stipula di appositi accordi per lo sconto della pena nei paesi di provenienza per i cittadini stranieri ed espulsione immediata per i reati che prevedono la “sospensione della pena” .

Separazione delle carriere e responsabilità civile per i magistrati, tutela legale centralizzata per le Forze di Polizia soggette a procedimenti per atti svolti durante lo svolgimento dei propri compiti operativi.

 

AMBIENTE: L’ Italia rispetto al resto d’Europa porta un ritardo di quasi 20 anni sulla gestione dei rifiuti.

Non è possibile che la differenziata sia ferma a livelli bassissimi, che non esistano (o sono insufficienti) impianti di riciclaggio, che la maggior parte dei rifiuti finisca ancora in discariche gestite da lobby dagli affari poco chiari.