Cosa c’è dietro le ONG?


 

 

Di Alessio Papi.

Il “pasticcio brutto di Bardonecchia” rischia di trasformarsi in un incidente diplomatico.

Cosa è successo a Bardonecchia, perché la polizia francese (anzi la dogana) è intervenuta in un locale dato in uso a una Ong in territorio italiano?

La versione ufficiale che ci propinano i “giornalai italiani” è la seguente: La dogana francese stava inseguendo uno pseudo-rifugiato che cercava di entrare illegalmente in Francia, e siccome era sospettato di aver fatto uso di sostanze stupefacenti volevano sottoporlo al test antidroga.

Quindi, secondo i nostri “informatissimi” giornalisti, i francesi rischierebbero un incidente diplomatico per sapere se un clandestino si è fatto una canna.

Sicuramente….  e io sono Napoleone!

Basta leggere i giornali stranieri, per rendersi conto di come stanno le cose.

I francesi da tempo sospettano connessioni tra le ong e le mafie di immigrati, traffico di stupefacenti e manovalanza a basso prezzo da utilizzare per traffici illeciti.

Le Ong sono entità molto opache, in particolar modo per quello che riguardano i loro vertici (pagati con stipendi faraonici) e la provenienza dei finanziamenti, spesso hanno un potere contrattuale smisurato alla loro effettiva potenza, e i loro capi, terminata la carriera “da volontario”, si ritrovano poi ai vertici in importanti istituzioni nazionali e internazionali.

Il fenomeno delle Ong decolla a metà degli anni ’80 con la “polveriera mediorientale”.

In un mondo dilaniato dalla questione arabo-palestinese e sotto la minaccia del terrorismo, i servizi di ogni paese occidentale hanno bisogno di “muovere soldi” e fare attività di “intelligence inversa”, utilizzando entità che in qualche modo non sono direttamente riconducibili agli stati nazionali.

Le organizzazioni internazionali non governative sono lo strumento perfetto per black operation ( operazioni illegali) false flag (operazioni fatte dando la colpa ad altri), e per finanziare illecitamente vari gruppi combattenti.

Insomma un bel quadro dal contorno tutt’altro che filantropico.

Come mai in Italia è così alto il numero di ONG che si occupano di immigrati?

Nell’Italia dei misteri non c’è tanto da stupirsi, sono tante le inchieste giudiziarie che hanno riguardato gli intrecci tra servizi deviati e criminalità organizzata (specie durante gli anni di piombo), e forse anche questa volta ci vorrebbe un “magistrato coraggioso” in grado di accendere un faro su vicende poco chiare.

La tratta di migranti è una manna per la criminalità organizzata, Buzzi nelle intercettazioni di mafia capitale affermava: “ sai quanto ce faccio con gli immigrati? Più del traffico di droga”, ed era solo la punta dell’iceberg.

Gli immigrati sono una risorsa (la Boldrini sarebbe contenta di questa affermazione) soprattutto per chi gestisce i “centri di accoglienza”, per la maggior parte ubicati al Sud, per chi li sfrutta nei campi  (in Calabria a Rosarno esiste una città parallela di immigrati) dove si sa chi controlla il territorio, per chi li utilizza come “manovalanza” per estorsioni, prostituzione e traffico di droga (specialità della mafia nigeriana) in accordo con la criminalità nostrana, o per traffici internazionali di vario tipo, spesso con soggetti vicini ai tagliagole dell’Isis.

Alcuni esperti del tema sostengono che la relativa tranquillità dell’Italia dal punto di vista degli attentati sia proprio dovuta alla facilità con cui il nostro paese si presta ai traffici illegali, sarebbe proprio la commistione tra malavita e signori dell’immigrazione a garantirci una certa serenità (film già visto).

Non puoi ammazzare la “gallina dalle uova d’oro”.

La Ong “maltese” MOAS  dei coniugi Catambrone (sospettati di contatti con la ‘ndrangheta e dalle ricchezze dubbie) incriminata per traffico internazionale, era di fatto un traghetto per clandestini.

Stesso discorso per Open Arms ad oggi sotto indagine della procura di Catania.

Gli  inquirenti maltesi indagano da anni sui legami tra criminalità organizzata italiana, Ong e terrorismo internazionale, in particolare sulle società e organizzazioni registrate a Malta con la complicità di funzionari locali, che sembrerebbero riferibili a personaggi legati alla malavita calabrese.

Era la tesi su cui si basava il lavoro d’inchiesta della giornalista  Daphne Caruana Galizia che purtroppo,  ha perso la vita in un attentato dinamitardo.

Non ci vuole un genio per confutare queste tesi è tutto sul web, basta voler cercare le notizie e conoscere le lingue.

L’impressione è che ad oggi ci si un po’ per convenienza, un po’ per opportunità, ci si sia girati dall’altra parte.

Il prossimo Governo (anche per motivi “ideologici”) dovrà avere il coraggio di rompere con il passato…

Una bella commissione d’inchiesta e, come si dice a Roma,  passa la paura!

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Fermiamo i barconi ! (con ogni mezzo)


barconedi Alessio Papi.

Sinceramente non ne posso più della retorica dell’accoglienza, di quella melassa vischiosa del buonismo ad oltranza non propriamente disinteressato, che produce danni enormi sul tessuto sociale.

Gli italiani sono un popolo strano, non più tardi di 3 mesi fa ci si indignava per quel “Io con gli immigrati ce faccio più soldi che con la droga” (cit. Buzzi) ed oggi tutti (o quasi) Boldriniani e Alfaniani, compresi i grandi giornali (soprattutto il Corriere) sono i paladini degli immigrati (irregolari).

Quali sono le motivazioni ? e perché vanno fermati (con tuti i mezzi) i barconi ?

E’ indubbio che qualche radical-chic come la Boldrini sia in buona fede, più per il mito del “multiculturalismo” e del “buon selvaggio” che per questioni pratiche, ma ben diverse sono le motivazioni delle grandi lobby filo-europee (come il Corriere , Lerner e soci).

Senza scomodare in trattato di Dublino redatto col beneplacito di Spagna e Grecia noti affondatori di barconi, è chiaro come l’Italia serva all’Europa da “filtro” per decidere chi far entrare e chi no nei i paesi economicamente più forti.

Una sorta di agenzia di selezione ( a spese dei cittadini italiani), dove rimangono a gozzovigliare gli immigrati “inutili” quelli “senza arte ne parte” dirottando poi quelli più qualificati verso i paesi del Nord Europa con il fine di aumentare l’offerta  e  abbassare il costo del lavoro in contesti (come la Germania) dove ormai il costo della manodopera  anche nei lavori meno qualificati, ha raggiunto costi non  funzionali alla tenuta del sistema economico.

La Spagna  respinge con la forza i barconi ed ha costruito un muro di 6 metri a Ceuta e Mellilla idem la Grecia la quale sta blindando i confini con la Turchia, ma questo  da noi dove l’accoglienza è un business, non “moralmente”  accettabile.

Un clandestino fa girare i soldi, per l’assistenza e l’alloggio, è una manna per le varie associazioni che si occupano di “integrazione e supporto” genera posti di lavoro.

Il Cara  di Mineo è sommerso di inchieste giudiziarie e in Sicilia L’Ncd del ministro dell’Interno prende il 35% dei voti, a pensar male si fa peccato ma ci si azzecca sempre.

Sotto questo mercato formalmente legale però ve ne uno molto più pericoloso gestito dalle mafie.

Una inchiesta della polizia Maltese(riportata dal  Times of Malta) ha smascherato una catena di trafficanti di schiavi gestita da un esule libico (fuggito anni fa dal regime di Gheddafi)  residente sull’isola e alcuni esponenti sospettati di essere affiliati a mafia e ‘ndrangheta.

Il meccanismo è molto semplice. Ras locali girano nei villaggi  sub-sahariani per reclutare potenziali profughi e spedirli con i barconi in Italia con la complicità dei notabili libici (probabilmente fiancheggiatori Isis) un investimento proficuo con lo scopo di gestire l’emergenza sul suolo italiano (creandola)  e fornire manovalanza  a basso prezzo alla criminalità organizzata soprattutto nell’ambito della prostituzione, del commercio illegale,del piccolo spaccio e del caporalato.

Un modesto investimento iniziale (quello del prezzo del viaggio) che si ripaga rapidamente e che produce lauti e diversificati profitti.

Va da se che il problema è tutto italiano, e che un mercato così “diversificato” fa gola a molti (compreso qualche rappresentante in parlamento).

La “solidarietà pelosa” (per colpa)e la criminalità organizzata (per dolo) con la complicità di una Europa inetta, hanno creato un sistema pericoloso ai danni dei cittadini (anche dal punto di vista sanitario) aggravando una situazione economico e sociale di un paese già messo male, e di fatto creando Lo schiavismo del III millennio.

L’intervento internazionale è un palliativo, serve solo per allungare volutamente i tempi d’intervento,

considerando che non si può parlare di dialogo col governo libico visto che di fatto non ne esiste uno.

Bisogna quanto  prima intervenire sul suolo libico con interventi di polizia militare sradicando alla fonte il problema e parallelamente “dissuadere” con ogni mezzo la partenza dei boat-people.

E’ brutto a dirsi ma solo il rendere più “pericoloso”  l’imbarcarsi può fungere da deterrente contro questa invasione silente.

Difendere i confini è un dovere e non un diritto, alla faccia dei benpensanti non dobbiamo  essere complici di questo scempio ai danni del genere umano.

Fermiamo  i barconi ! (con ogni mezzo)